Zemove, il social network che porta il car sharing in Puglia

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Il potenziale di un’azienda è comprensibile anche dalla capacità di cogliere le potenzialità del mercato e portare l’innovazione laddove il bisogno è maggiore.
È quello che ha fatto Giorgio Mele, socio e fondatore di Zemove. Il nome della startup dice già molto: è l’acronimo di Zero Emissions Movement. Movimento inteso – spiega il profilo di Zemove su SiamoSoci – come fenomeno sociale di persone che scelgono pratiche, comportamenti, prodotti e servizi di mobilità ecosostenibili. L’obiettivo di Giorgio, infatti, è portare il car sharing prima di tutto a Lecce, la sua città.

Zemove si inserirsce nel mercato dei trasporti, in particolare del car sharing che – secondo Navigant Research – servirà 12 milioni di clienti entro il 2020, rispetto ai 2,3 milioni del 2013. Da un’analisi condotta nel 2013 da Frost & Sullivan, intitolata ‘Strategic Insight of the Global Carsharing Market’ risultano 130mila gli iscritti a un servizio di car sharing in Italia (dei quali 108mila solo a Milano). Ma Giorgio vuole attaccare per primo un mercato molto specifico, quello pugliese. I primi accordi, infatti, li ha presi proprio con il Comune di Lecce, con cui ha lavorato a un progetto pilota per offrire agli iscritti al portale Zemove la possibilità di utilizzare una flotta di veicoli elettrici in car sharing. Il mercato potenziale, già attaccabile da subito, è composto da un’utenza – prevalentemente consumer – suddivisa in due macro segmenti: quella dei Residenti attivi, di 20.246 unità, e quella – di 37.176 – dei non residenti. È sopratutto a questa categoria di utente che il servizio offerto da Zemove potrebbe offrire vantaggi, data l’enorme comodità data dal car sharing nei luoghi ad alto tasso di turismo. Ma anche nella fascia dei residenti le potenzialità sono alte: basta pensare che per ammortizzare il costo di un auto, la si dovrebbe utilizzare 80 volte al mese, 3 volte al giorno tutti i giorni (Federconsumatori). Cosa che si riflette nella percezione dei potenziali utenti di Zemove: secondo Deloitte, le nuove generazioni, e per essere precisi il 25% dei giovani acquirenti appartenenti alla GenY, nati cioè tra il ’77 e il ’94, non avvertono la necessità di avere un’auto propria.
Zemove, nella sua versione base, permette di utilizzare autonomamente un’auto elettrica “on demand” pagando una tariffa flat onnicomprensiva di 0,19 €cent al minuto, solo quando si usa il servizio. L’unico costo fisso, una tantum, è l’attivazione della member card che consente l’accesso e l’identificazione dell’iscritto, al momento del prelievo dell’auto. Il costo della card è di 30,00 € include la prima ora di car sharing in omaggio. Lo sviluppo successivo prevede per il gestore una maggiore efficienza in termini di gestione dei processi di produzione e della logistica.
Ma il valore aggiunto di Zemove, è evidente, sta nell’elemento di condivisione che segue il trend della Sharing Economy. Gli iscritti infatti potranno condividere le proprie esigenze di viaggio, dividendo automaticamente la spesa e i costi del servizio. Sono state studiate tariffe bonus e malus per premiare (attraverso sconti) o punire (attraverso penali) la condotta degli utenti. In seguito si potranno inserire feedback sulla condotta degli utenti che di fatto faranno parte di un vero e proprio “social network” di trasporto urbano condiviso ed ecosostenibile.

In forza delle sue potenzialità, Zemove è già arrivata al 45% della sua campagna su SiamoSoci: clicca qui per sostenerla anche tu.