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Startup neonata in Nana Bianca: Vino75

Dai fondatori di Scontodigitale, una nuova startup che usa un linguaggio “che parla ai sensi”

0,75 è l’unità di misura delle bottiglie di vino, ed è da qui che nasce il nome di una delle più giovani startup che hanno preso vita dentro Nana Bianca.

Vino75 è  nata giusto il 15 gennaio, ma a crearla sono stati Francesco, Diego, Andrea ed Elisa, già fondatori di Scontodigitale. L’idea è la creazione di uno store del vino, sganciandosi dai competitor classici: il target di Vino75 non sono gli intenditori, ma un pubblico non necessariamente esperto: per questo il sito cerca di rispondere ad esigenze più sensoriali che di conoscenza del dettaglio.

All’inizio sembra che – come tutte le startup, almeno dalle parole dei founder – Vino75 sia nata per caso: il classico produttore di vini che però “gira” attorno all’azienda causa amicizia di vecchia data.  E un giorno l’ipotesi buttata lì per caso: “Perché non proviamo a vendere vino di qualità online?”. Ovviamente non è solo così: alla base di Vino75 ci sono dati che parlano (come sempre):  le casse di vino in vendita su Scontodigitale, in mezzo agli aspirapolvere, avevano avuto più di 300 acquirenti in un anno. La base utenti grande ma non specifica del sito di flash sales ha portato all’approccio di Vino75: è stata quella la base della creazione di uno store del vino che si slegasse dai competitor “classici”.

Proprio la conoscenza dell’utente ha indirizzato la scelta di un linguaggio che parlasse ai sensi, più che alla tecnica: l’obiettivo del portale è anche far conoscere i prodotti sul portale attraverso azioni stratificate, grazie a cui gli user ricevono informazioni sempre più specifiche sui vini in questione – che spesso non si trovano nella grande distribuzione.

Insomma, una semplice idea che fa centro? Non proprio. I fondatori hanno le idee chiare su perché e come Vino75 funziona. Intanto, hanno scelto di fare qualcosa di complicato: è difficile convincere i grandi produttori a entrare nel mondo online, quindi le persone disposte a provarci non sono moltissime.

In questo caso non ci sono grossi player sul mercato (ma qualche competitor diretto sì, come Tannico). Ma la start up nata a Nana Bianca punta molto anche sulla tecnologia fatta in house, che permette la scalarità e la semplificazione completa dei processi gestionali e amministrativi.

L’ultima carta vincente di Vino75 è – nell’era dello storytelling, fondamentale – il saper raccontare ai propri clienti una storia, fatta di cultura, arte e made in Italy. E grazie al proprio know-how, sta già meditando nuovi algoritmi per offrire al cliente l’offerta giusta, nel momento migliore.

Viaggi nell’ecosistema start up: un giorno a Nana Bianca

6 aprile 2014: segnatevi questa data, perché sulla Hbo inizierà ad andare in onda Silicon Valley, la fiction su quattro amici – ovviamente nerd – che fondano una start up per trovare un  nuovo algoritmo di ricerca.

Mentre in Usa va già in tv, in Italia chi fonda start up spesso sta negli stessi posti. Gli spazi di coworking, o gli acceleratori, come Nana Bianca, a Firenze.

Noi ci siamo stati, e abbiamo parlato con almeno una ventina di founder. Tutte le loro start up sono state accelerate qui, ma hanno idee di impresa diverse almeno quanto lo sono loro, come persone e come imprenditori.

«Intanto le start up che lavorano qui non sono tutte uguali – spiega Federica, che da giugno si occupa di marketing e comunicazione a Nana Bianca – alcune hanno già fatto il loro ciclo di accelerazione e sono rimaste, come Buru Buru. Utilizzano lo spazio di coworking, e noi siamo ci teniamo a mantenere un rapporto costante con le startup accelerate per seguirne la crescita anche dopo l’accelerazione. Al primo piano invece ci sono quelle considerate “interne”, la cui gestione è affidata a Nana Bianca, come Viralize, Domee, Freapp. E ora siamo in attesa di quelle che parteciperanno ad Asteroids 3, prossimo programma di accelerazione».

I criteri per entrare in Asteroids 3 sono in sostanza molto simili a quelli della prima edizione, nel dicembre 2012: la start up deve già avere una versione α o β del prodotto, un team già formato con almeno uno sviluppatore, essere disposto a lavorare nella sede di Nana Bianca per almeno tre mesi. Il passaggio dai sei del primo programma di accelerazione  ai tre attuali è stato uno dei pochi cambiamenti di quest’anno, proprio perché Nana Bianca è un po’ lei stessa una start up, che si trasforma seguendo nuovi bisogni e necessità (dato che si autoalimenta facendo crescere progetti che hanno certi  requisiti, chiedendo in cambio una parte delle quote quando viene costituita la società).

Ma cosa sta succedendo a chi al programma di accelerazione ha già partecipato? Federica ci presenta uno a uno gli imprenditori già passati per i primi due Asteroids: dai fondatori di Sconto Digitale, che avevano partecipato al primo programma di accelerazione e da poco si sono lanciati nell’avventura di Vino75, alle ultime 4 arrivate (Gourmant, Sgnam, Wowcracy e Family Nation) che stanno avendo ottimi risultati, al punto di essere state tutte finanziate da Club Italia Investimenti. Ognuno aveva una storia da raccontare, la sua, e le leggerete qui nei prossimi giorni.