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Una settimana tra le startup

Programmi che si prendono cura e invitano a fondare imprese innovative, leggi che dovrebbero agevolarle, investitori che si accorgono delle startup, nuovi acquisti di Big G, nuove frontiere. Una settimana nel futuro in tre notizie.

Cose che si muovono a livello istituzionale (e non). Ovvero, forse davvero tutti gli attori dell’ecosistema startup hanno capito per lo meno cosa sono. Le iniziative, anche istituzionali, si moltiplicano, ma non tutte vanno a buon fine. Ne è un esempio il programma di Confindustria  AdottUp, in cui  Piccola Industria nel quale le PMI si candidano a diventare incubatori di nuove idee. Si parla anche – più o meno quotidianamente – del Decreto Crescita 2.0 e di come incida, se e quanto, sulla realtà quotidiana delle startup. Stessa cosa dicasi per il piano Destinazione Italia, e le relative misure a favore delle imprese innovative.  Anche il fatto che l’Unico 2014 sia pronto, con la sua voce “detrazioni fiscali per startup”, ma che – pare – il ministro Saccomanni ci abbia messo un bel po’ a firmarlo non  rende certo tranquilli startupper e investitori. In compenso il Salone del libro di Torino e Digital Festival hanno lanciato un bando per le startup digitali che operano in ambito editoriale, e  l’Europa ha stanziato 340k euro per  due concorsi, uno dedicato a chi usa la tecnologia Fi-Ware, uno più generico per la startup.

Per saperne di più su Cose che si muovono a livello istituzionale (e non):

StartupItalia

Contest Europeo

Perché l’Italia non è l’America. Il rischio all’italiana: parlare molto, fare poco. Non è una novità, qualcuno che lo segnala c’è sempre, come Andrea Granelli ( il creatore di Tin.it) sull’Harvard Business Review.  Infatti, secondo il Global Entrepreneurship Monitor, la tensione imprenditoriale italiana è decisamente bassa: il nostro indice di TEA (attività imprenditoriale early stage) è del 3.4% : siamo ultimi in Europa. Anche Repubblica ce lo ha ricordato con  l’intervista doppia a chi fa startup in Italia e chi le fa in Usa. Le prospettive non sono rosee, eppure all’evento di Azimut Libera Impresa, all’incontro promosso da SiamoSoci, più di mille investitori stanno ad ascoltare chi gli parla delle startup come qualcosa su cui investire, e cerca di fargli capire – dall’interno di questo sistema – in cosa consiste davvero questo mondo. Un’altra Italia? O un mondo che si trasforma?

Per saperne di più su Perché l’Italia non è l’America:

SiamoSoci

Gem

Google e Bitcoin ancora protagoniste. Big G ha comprato Deepmind, startup britannica che sviluppa algoritmi in grado di apprendere per applicazioni che comprendono simulazioni, giochi e commercio online, riconfermando il trend dell’internet of things, mentre Bitcoin è stata al centro delle cronache. La settimana è iniziata con l’arresto di Charlie Shem, vice presidente della Bitcoin Foundation, per riciclaggio di denaro attraverso la moneta virtuale. In Usa si parla già della guerra civile di Bitcoin, tra chi lo usa dalla prima ora e chi ha un concetto più “libertino”. Ad ogni modo, occupare le prime pagine dei giornali che si occupano di finanza per una settimana non è stata una brutta mossa. Su quegli stessi giornali, però, si inizia già a parlare di novità che sorpasserebbero Bitcoin nel 2014, dal servizio di pagamento nigeriano Paga a Stripe, che aiuta i sistemi come Foursquare a rendere il pagamento più user-friendly.

Per saperne di più su Google e Bitcoin ancora protagoniste:

Techcrunch

Business Insider

YouDroop e l’evoluzione dell’e-commerce

Le aziende e il dropshipping, un guadagno per tutti

Simone, come è nato YouDroop?

«Dopo l’Accademia Militare, mi trovavo in un periodo della mia vita diverso da quello che avevo vissuto sino ad allora. Io sono un’amante dell’ecommerce, mi sarebbe piaciuto lavorare in quell’ambito, ma non avevo mezzi e materiali per farlo: tenere un magazzino comporta spese esorbitanti. Allora ho iniziato a documentarmi online e ho scoperto il mondo del dropshipping. È una tecnica nata negli Stati Uniti d’America che si applica alla classica triangolazione produttore –rivenditore –cliente. In questa avrei dovuto inserirmi come rivenditore, quindi avere a disposizione la merce da parte dei fornitori. E mi sono detto: perché non mettere in contatto rivenditori e fornitori? Insomma, avendo vissuto sulla mia pelle le difficoltà dei rivenditori, ho deciso di fermarmi e dar vita a una struttura che unisse questi aspetti, creando un marketplace che mettesse in contatto rivenditori e fornitori».

Come funziona YouDroop?

«I fornitori caricano sulla piattaforma i prodotti, che vengono esportati sul loro ecommerce – oppure su eBay. Una volta che il rivenditore riesce a “piazzare” il suo prodotto, rientra all’interno di YouDroop ed effettua l’ordine al fornitore, che, anziché spedire al rivenditore, invia la merce direttamente ai clienti finali».

Quali sono i vantaggi del Dropshipping?

«È un elemento anticrisi, perché rientra nella mentalità “I win, you win”. In questo caso chiunque è coinvolto guadagna, perché i fornitori trovano i rivenditori, ma anche tanti canali diversi di vendita. Dal suo punto di vista invece il rivenditore è avvantaggiato perché non ha costi di magazzino. Inoltre c’è posto anche per i tanti a partita Iva, che possono operare nel portale: insomma, rispondiamo al bisogno del mercato com’è oggi».

Quali sono state le difficoltà a livello imprenditoriale?

«Non è stato semplice trovare persone con la giusta competenza soprattutto per la complessità tecnica che richiede la realizzazione di un progetto del genere. La forza della mia idea sta invece nella qualità, e il punto chiave di YouDroop è proprio che parte dal basso, dalla crisi, per aiutare le imprese a risollevarsi. Il Dropshipping è  business del futuro, il salvagente per le imprese. All’inizio avevamo ci trovavamo in difficoltà anche perché ci trovavamo davanti imprese italiane tecnologicamente poco avanzate, ma col tempo questo gap si sta colmando».

E i competitor?

«Ne abbiamo uno solo, in USA: Doba. Il primo anno ha chiuso a 200.000 euro di fatturato, dopo tre anni è arrivata a 5 milioni. I nostri competitor europei invece sono per lo più indiretti, esclusivamente software gestionali, non portali. Proprio la complessità di realizzazione tecnica di un progetto del genere, è un punto a nostro favore verso eventuali competitor».

Cosa  vedi nel futuro di YouDroop?

«Sicuramente l’avvio campagne marketing, e la traduzione in lingua inglese, seguiti dall’espansione sul mercato europeo. L’Italia è un bel trampolino di lancio, ma non vogliamo fermarci qui qui perchè le ambizioni e le richieste sono internazionali. Siamo infatti diventati una Limited Company che ci garantisce più flessibilità sul mercato».

Le start up della green economy italiana che nascono nella Silicon Valley I Prometeo/Adn Kronos

Non solo software e microchip, oggi la Silicon Valley è anche il luogo in cui prendono forma le start up più innovative e competitive della green economy italiana, quella più giovane e creativa. Dalla chimica verde all’efficienza energetica passando per i rifiuti in orbita, sono 51 gli italiani che hanno creato 25 start up passando per la ‘valle del silicio’ californiana nelle sei edizioni diBest (Business Exchange and Student Training), programma nato per favorire il cambiamento culturale nelle giovani generazioni di scienziati con un progetto basato su innovazione e trasferimento tecnologico.

Via: http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Csr/Le-start-up-della-green-economy-italiana-che-nascono-nella-Silicon-Valley_321102364049.html