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Startup, chi viene comprato e chi non decolla: perché?


Prima è venuta Nest, specializzata in dispositivi hi-tech per la casa. Poi è stata la volta di Deepmind, che si occupa di intelligenza artificiale: insomma, che i grandi della Silicon Valley facciano acquisti nel mondo delle startup è un fatto. Quel che non è certo però è chi sceglieranno. Certo, Google sta andando nella direzione dell’internet of things e anche questo è un fatto. Ma quali sono i consigli di chi è stato “acquistato” dai “giganti” del web?

Business Insider ha fatto l’ambizioso tentativo di chiedere ai founder delle startup già comprate cosa avesse fatto la differenza. Clamorosamente (o no?), nessuno ha risposto con certezza che a distinguerli era la stato il loro prodotto, ma tutti hanno accennato all’importanza del networking. Le voci non erano tutte d’accordo, addirittura si arriva a ipotizzare una scala di “rilievo” di questa pratica. Howard Lerman, CEO e co-fondatore di yExt, sostiene che la conoscenza delle persone giuste sia sì fondamentale, ma solo se relativa alle acquisizioni fino a cento milioni di dollari: dopo, è primari che il business sia ritenuto una svolta fondamentale da qualcuno sul mercato.

Anche Vincenzo Di Nicola, la cui GoPago è stata acquistata da Amazon (forse in vena di acquisti, se davvero vuole diventare il maggior competitor di PayPal), ha raccontato la sua storia a StartupItalia senza accennare a conoscenze interne. Ma il suo concetto di networking, forse, era più ampio: già durante l’Università era emigrato in Silicon Valley.

Sempre su StartupItalia Silvano Spinelli, il fondatore della EOS, comprata da Clovis per 400 milioni di dollari. Anche lui ha insistito sulla volontà dei founder di andare in una certa direzione, sostenendo che “Noi abbiamo fatto la società dicendo ai soci: se volete un’azienda che diventi grande, allora, quella non siamo noi; noi vogliamo far crescere i progetti”.

Insomma, non c’ è una risposta univoca a chi si chiede cosa renda un’impresa innovativa una startup vincente. Per chi è già un passo oltre, invece, sono infiniti i decaloghi su cosa rende un’imprenditore un uomo di successo. Breve e pratico quello di Business Insider, che include tra le doti l’essere fortemente motivati, lo scegliere imprese che collimino con le loro passioni di lunga data, la tendenza a tagliare le spese anche personali pur di finanziare le loro idee, la capacità di non abbattersi davanti alle inevitabili battute d’arresto.

Viaggi nell’ecosistema start up: un giorno a Nana Bianca

6 aprile 2014: segnatevi questa data, perché sulla Hbo inizierà ad andare in onda Silicon Valley, la fiction su quattro amici – ovviamente nerd – che fondano una start up per trovare un  nuovo algoritmo di ricerca.

Mentre in Usa va già in tv, in Italia chi fonda start up spesso sta negli stessi posti. Gli spazi di coworking, o gli acceleratori, come Nana Bianca, a Firenze.

Noi ci siamo stati, e abbiamo parlato con almeno una ventina di founder. Tutte le loro start up sono state accelerate qui, ma hanno idee di impresa diverse almeno quanto lo sono loro, come persone e come imprenditori.

«Intanto le start up che lavorano qui non sono tutte uguali – spiega Federica, che da giugno si occupa di marketing e comunicazione a Nana Bianca – alcune hanno già fatto il loro ciclo di accelerazione e sono rimaste, come Buru Buru. Utilizzano lo spazio di coworking, e noi siamo ci teniamo a mantenere un rapporto costante con le startup accelerate per seguirne la crescita anche dopo l’accelerazione. Al primo piano invece ci sono quelle considerate “interne”, la cui gestione è affidata a Nana Bianca, come Viralize, Domee, Freapp. E ora siamo in attesa di quelle che parteciperanno ad Asteroids 3, prossimo programma di accelerazione».

I criteri per entrare in Asteroids 3 sono in sostanza molto simili a quelli della prima edizione, nel dicembre 2012: la start up deve già avere una versione α o β del prodotto, un team già formato con almeno uno sviluppatore, essere disposto a lavorare nella sede di Nana Bianca per almeno tre mesi. Il passaggio dai sei del primo programma di accelerazione  ai tre attuali è stato uno dei pochi cambiamenti di quest’anno, proprio perché Nana Bianca è un po’ lei stessa una start up, che si trasforma seguendo nuovi bisogni e necessità (dato che si autoalimenta facendo crescere progetti che hanno certi  requisiti, chiedendo in cambio una parte delle quote quando viene costituita la società).

Ma cosa sta succedendo a chi al programma di accelerazione ha già partecipato? Federica ci presenta uno a uno gli imprenditori già passati per i primi due Asteroids: dai fondatori di Sconto Digitale, che avevano partecipato al primo programma di accelerazione e da poco si sono lanciati nell’avventura di Vino75, alle ultime 4 arrivate (Gourmant, Sgnam, Wowcracy e Family Nation) che stanno avendo ottimi risultati, al punto di essere state tutte finanziate da Club Italia Investimenti. Ognuno aveva una storia da raccontare, la sua, e le leggerete qui nei prossimi giorni.

Generazione startup: la parola ai protagonisti

Attorno a una startup spesso nascono miti che provocano interesse. Il partire da zero, l’idea geniale, l’impegno, il fare due lavori. È qu asi semplice aver voglia di fondare una startup. Ma la voglia di investirci? Quella sicuramente non è scontata, ma sicuramente è venuta a chi era presente all’evento di SiamoSoci ad Azimut Libera Impresa. Qui si sono incontrati e confrontati i protagonisti dell’ecosistema delle startup: 1.124 persone hanno riempito l’Auditorium della Fiera di Rho, il 29 gennaio, per l’incontro in cui il popolo degli investitori ha avuto la possibilità di toccare con mano il mondo dell’innovazione attraverso le parole di chi lo vive in prima persona.

Perché il mondo delle startup dovrebbe interessare allora investitori e protagonisti del mondo della finanza? Dai dati dell’introduzione di Dario Giudici, Ceo di SiamoSoci, è chiaro: chi non segue l’innovazione resta indietro e viene travolto, per questo è necessario essere pronti al cambiamento e cercare di comprendere dove siano le possibilità per la propria impresa.

Bringme, il carpooling che si evolve

L’impresa nel Dna e la voglia di rimettersi in gioco:  la più grande community italiana dedicata al Carpooling è in continua trasformazione

Gerard, come fa a prendere forma una startup legata alla sharing economy, in questo caso Bringme?

Per quanto mi riguarda, anzitutto dalla voglia di fare impresa: io lo facevo già in modo tradizionale, mi occupavo di compravendita immobiliare. Bringme è nata anche un po’per caso: un giorno sono dovuto andare a prendere in aeroporto mio suocero, pendolare che lavorava per la filiera Fiat, a causa dello sciopero dei treni.  Coi miei fratelli ho iniziato a pensare che, se c’era un bisogno condiviso, potevamo ipotizzare una piattaforma web sui cui raccogliere i dati di chi avesse bisogno di condividere l’automobile.   In quel momento, a fine 2010, io non sapevo nulla di carpooling: però in Italia c’era già Roadsharing e stava nascendo quello che oggi è Bla Bla car.

Come avete fatto a partire?

Dopo vari brainstorming e il reperimento di una webagency abbiamo capito che per iniziare dovevamo legare il carpooling a un incentivo, come andare insieme a un concerto a una partita di serie A, considerato anche quanto gli italiani fossero restii alla condivisione dell’automobile. La nostra idea, inizialmente, era guadagnare attraverso la pubblicità sul portale. Ma poi abbiamo “cambiato idea” più volte…

Cosa vuol dire in questo campo “cambiare idea?”

Significa stare sempre attenti a quel che vorrebbe il mercato, ascoltare gli spunti e non essere rigidi rispetto alla scelta iniziale: l’idea ha bisogno di trasformarsi per essere vincente. Ad esempio, abbiamo sviluppato l’app di Bringme (ancora oggi l’unica al mondo che certifica il carpooling) e ci siamo messi in contatto con le stazioni sciistiche e gli outlet McArthurGlenn per seguire una politica di sconti come “premio” per chi usava il carpooling.

Ci sono stati altri “cambiamenti” in Bringme dalla sua nascita?

Sì, ci siamo accorti che, offrendo alle aziende dei dati aggregati sugli utenti, avremmo offerto alle aziende la possibilità di utilizzarli per diversi motivi, dal bilancio sociale al business. Siamo così entrati nell’ottica di “vendere” Bringme come servizio.

Quali sono state le vostre difficoltà in quanto imprenditori?

Sicuramente la flessibilità mentale, chi fonda una start up sposa la sua idea ed è molto restio ad abbandonarla ed è restio a dire: “Ho sbagliato, proviamo qualcosa di nuovo”.  E bisogna sempre comprendere dove posizionarsi sul mercato: per noi sarebbe inutile metterci a fare la guerra a BlaBlaCar sul Google Advertising, ha molto più senso concentrarci su target più specifici, come gli studenti, a cui offrire i nostri servizi.

Qual è il futuro di Bringme?

Stiamo ipotizzando delle soluzioni da offrire alle aziende, attraverso un accordo con Euromobility, la federazione dei Mobility Manager. Nell’immediato futuro vediamo un prodotto aziendale, anche solo per iniziare a capire come i dipendenti delle aziende si recano al lavoro. Ma stiamo comunque pensando anche a un prodotto completamente innovativo, che in Italia ed in Europa non esiste.

Per saperne di più su Bringme, visita il suo profilo su SiamoSoci.

SiamoSoci ad Azimut Libera Impresa: ecosistema startup


Startup, acceleratori, holding di venture capital: voce ai protagonisti della nuova impresa in Italia

Milano, 29 gennaio 2013, Fieramilanorho: quattro interventi, un moderatore e una sala gremita per per chiarire cosa sia l’ecosistema startup in Italia, senza tralasciare neanche le questioni più spinose. Come cambia il mondo dell’imprenditoria grazie ai nuovi imprenditori e alle startup innovative? Cosa significa fare innovazione nel settore business in Italia? Di questo si è parlato, grazie a SiamoSoci, all’evento Azimut Libera Impresa, la due giorni di incontri e confronti per tracciare nuove direzioni per le imprese.

Acceleratori che supportano e lanciano realtà aziendali, società di venture capital, holding: tutti questi attori vanno a costruire il cosiddetto “Ecosistema startup”. Senza conoscerlo, è difficile comprendere in quale modo le giovani imprese digitali stiano cambiando il panorama nazionale, e le relative opportunità offerte dal settore. A guidare il dibattito Giovanni Iozzia, direttore di EconomyUp. Sul palco si sono susseguite le opinioni di tutti i protagonisti di questo mondo. A introdurre è stato Dario Giudici, CEO di SiamoSoci, la piattaforma il cui ruolo è portare all’attenzione degli imprenditori la migliore innovazione italiana. Dati alla mano, non si può scappare da quel futuro che è già qui: Secondo Price Waterhouse Coopers, l’81% degli amministratori delegati vedono le nuove tecnologie come il fattore che più cambierà il loro business, e il 47% è preoccupato dalla velocità del cambiamento tecnologico. Essere all’avanguardia senza abbandonare le proprie competenze è una necessità cui, secondo Giudici,  risponde lo stesso business forum e il legame tra Azimut e SiamoSoci: essere sempre pronti al cambiamento, e, tanto più è dirompente, sapere sfruttare l’innovazione.

Sul tema si è espresso anche Augusto Coppola, Director di  LVenture/EnLabs (holding operante nel venture capital e acceleratore romano) e fondatore di InnovAction Lab, corso interuniversitario che avvicina le idee agli investitori. Del resto il suo obiettivo dichiarato è colmare il gap tra Università e mondo del Venture Capital. A seguire sono intervenuti anche Alessandro Sordi e Paolo Barberis, innovatori e imprenditori, nonché fondatori di Nana Bianca, acceleratore fiorentino che ha lanciato e supportato diverse realtà ormai divenute imprese di successo nell’ambito del digitale. A contribuire al dibattito anche Andrea Di Camillo – Manager, imprenditore e fondatore di P101, società di venture capital specializzata in investimenti early stage nel settore digitale. Tutti i protagonisti del mondo delle startup hanno spiegato, dal loro punto di vista, cosa rende vincente una nuova impresa e si sono augurati che l’Italia diventi un posto più accogliente in cui far crescere imprese innovative. A fine dibattito, a presentarsi sono stati proprio i founder di startup uscite dagli stessi acceleratori partner di SiamoSoci, che rappresentano la migliore innovazione italiana nei settori “mobilità”, “pubblicità” e “marketing”: Viralize, Pathflow, BringMe.