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Startup: news della settimana

In Italia si aiutano le startup, ma i giganti del web (Yahoo) se ne vanno. Intanto Facebook, la startup che ce l’ha fatta, compie dieci anni, Obama chiede alla Nazione di imparare a programmare e quattro ragazzi vincono Startup Weekend a Milano. Senza dimenticare che Microsoft ha un nuovo Ceo, Google ha venduto Motorola e Amazon ha comprato Double Helix.

1)   L’Italia agevola le startup

Il gruppo Uvet, leader italiano nel mondo dei viaggi, è entrato nella compagine societaria di Digital Magics, venture incubator. Insieme hanno lanciato “Open Innovation Advisory”, il programma di finanziamenti per startup nel settore del turismo. È partita anche la seconda edizione di Startup Revolutionary Road, che ha come ambizioso obiettivo raggiungere per lo meno i numeri 2013 per quanto riguarda i giovani coinvolti (20.000) e la creazione di 900 posti di lavoro, con maggior coinvolgimento di studentesse e Università del Sud. E poi, ve lo ricordate il bando ministieriale per startup che aveva fatto discutere tutti? Ne hanno discusso ancora, ma finalmente è stato sbloccato: gli aumenti di capitale previsti saranno “spalmati” su un anno. Sempre parlando di istituzioni, è uscita la Guida al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI per startup innovative o investitori.

Per saperne di più:

La Guida

Open Innovation Advisory

2) Ma Yahoo se ne va. In Irlanda.

Avete in mente quel paese che piace tanto alle società web, per “ragioni organizzative”. Si vocifera che a far compiere il grande salto sia stato proprio il fattore economico di cui si è parlato molto anche per la webtax. Dal 21 marzo il colosso va a Dublino. Le differenze per gli utenti non sono molte, ma sono stati tutti avvisati per questioni relative alla gestione dati.

Per saperne di più: Le faq di Yahoo sul trasferimento  

3)   Dieci anni di Facebook. Nel caso in cui non ve ne siate accorti, il Social Network di Zuckeberg ha fatto gli anni. Noi abbiamo cercato di ripercorrere le tappe della startup che ce l’ha fatta e ha lanciato Paper, l’app per le Social News.

     Per saperne di più: Facebook paper

4)   Diventa virale sul web il video in cui Obama chiede al popolo americano di imparare la programmazione. Intanto a Talent Garden vincono lo Startup Weekend di Milano quattro ragazzi che progettano telecamere di sicurezza intelligenti che sfruttano la tecnologia del 3D.

Per saperne di più:  I vincitori dello Startup Weekend a Milano

Obama chiede agli Usa di imparare a programmare

5)  Fuori dall’ Italia, intanto, Satya Nadella è il nuovo Ceo di Microsoft. Ci lavora dal 1992 e, col tempo, era diventato vicepresidente del settore Cloud. Secondo Bill Gates, “Nadella  ha una visione chiara sia di cosa saranno le nuove tecnologie, sia di quel che sarà meglio per il futuro di Microsoft. Intanto Google ha venduto Motorola a Lenovo, a soli due anni dall’acquisto, e Amazon ha comprato Double Helix, famoso studio del mondo dei videogiochi.

Per saperne di più: Techrunch

Per saperne di più: Il comunicato stampa di Microsoft

Happy Birthday Facebook, la startup che funziona

Nella settimana del suo compleanno, tutti hanno parlato del Social Network più famoso. Che non è altro che una startup vincente

Tutti i dati su Facebook, magistralmente raccolti in una bellissima infografica su Datamediahub, ci dicono che Mark ce l’ha fatta: ma come? Secondo Fabernovel, la forza del Social Network sta nella giusta articolazione di focus, (Zuckenberg è sempre stato concentrato sulla “big idea”, rendere il mondo più aperto e connesso), tecnologia (impeccabile) e la policy, che ha  mirato a un equilibrio tra libertà e controllo degli utenti. Anche gli altri elementi da startup non mancano: le fasi di evoluzione, dal test su un network ristretto (nel college) alla crescita scalare, al consolidamento.  Ma al di là di questo, a trasformare l’idea vincente nella startup del millennio sono stati anche… gli investimenti!

2004: Il primo a credere in Facebook è stato, come già ricordato, Peter Thiel, che sborsò 500k dollari.

2005: fu Accel Partners a rischiare 12,7 milioni dollari.

2006: Una cordata di Venture Capitalist, da Greylock Partners e Meritech Capital, arrivò a tirare fuori 27,5 milioni dollari, Tra i tanti giganti interessati, poi, ad accaparrarsi una quota del 1,6 % di Facebook per 240 milioni dollari fu Microsoft.

2008: Zuckenberg ammise che l’azienda stava cercando un modo per monetizzare il social network, e stava valutando il migliore. Nel tempo è stato evidente che il metodo stava nella pubblicità.

2009: Facebook comincia a comprare startup. La prima è FriendFeed, ideata da uno dei tecnici di Gmail. La squadra di startup comprate si allunga fino a comprendere la celebre Instagram, che gli contendeva il dominio fotografico.

2012: Facebook Ipo. La startup decide di quotarsi in borsa, e non tutto andò come – sembrava – avesse dovuto. Si arrivò, il 18 maggio 2012, a 38 dollari per azione, che per qualche settimana subirono un brusco calo fino ad arrivare ai 18. Il 30 gennaio 2014, forse un regalo in vista del compleanno?  le quotazioni sono salite al nuovo record storico di 61,77 dollari per azione.

What Else? Per ora, il compleanno di Facebook si è giocato tutto sull’emozionale, col mitico video che sintetizza i nostri anni su Facebook, ma ricordiamo che – come qualsiasi startup diventata impresa – Facebook avrà sicuramente altri assi nella manica. E il primo l’ha tirato fuori proprio nel proprio anniversario: è Facebook paper, l’app che guarda al mondo delle news online

Startup neonata in Nana Bianca: Vino75

Dai fondatori di Scontodigitale, una nuova startup che usa un linguaggio “che parla ai sensi”

0,75 è l’unità di misura delle bottiglie di vino, ed è da qui che nasce il nome di una delle più giovani startup che hanno preso vita dentro Nana Bianca.

Vino75 è  nata giusto il 15 gennaio, ma a crearla sono stati Francesco, Diego, Andrea ed Elisa, già fondatori di Scontodigitale. L’idea è la creazione di uno store del vino, sganciandosi dai competitor classici: il target di Vino75 non sono gli intenditori, ma un pubblico non necessariamente esperto: per questo il sito cerca di rispondere ad esigenze più sensoriali che di conoscenza del dettaglio.

All’inizio sembra che – come tutte le startup, almeno dalle parole dei founder – Vino75 sia nata per caso: il classico produttore di vini che però “gira” attorno all’azienda causa amicizia di vecchia data.  E un giorno l’ipotesi buttata lì per caso: “Perché non proviamo a vendere vino di qualità online?”. Ovviamente non è solo così: alla base di Vino75 ci sono dati che parlano (come sempre):  le casse di vino in vendita su Scontodigitale, in mezzo agli aspirapolvere, avevano avuto più di 300 acquirenti in un anno. La base utenti grande ma non specifica del sito di flash sales ha portato all’approccio di Vino75: è stata quella la base della creazione di uno store del vino che si slegasse dai competitor “classici”.

Proprio la conoscenza dell’utente ha indirizzato la scelta di un linguaggio che parlasse ai sensi, più che alla tecnica: l’obiettivo del portale è anche far conoscere i prodotti sul portale attraverso azioni stratificate, grazie a cui gli user ricevono informazioni sempre più specifiche sui vini in questione – che spesso non si trovano nella grande distribuzione.

Insomma, una semplice idea che fa centro? Non proprio. I fondatori hanno le idee chiare su perché e come Vino75 funziona. Intanto, hanno scelto di fare qualcosa di complicato: è difficile convincere i grandi produttori a entrare nel mondo online, quindi le persone disposte a provarci non sono moltissime.

In questo caso non ci sono grossi player sul mercato (ma qualche competitor diretto sì, come Tannico). Ma la start up nata a Nana Bianca punta molto anche sulla tecnologia fatta in house, che permette la scalarità e la semplificazione completa dei processi gestionali e amministrativi.

L’ultima carta vincente di Vino75 è – nell’era dello storytelling, fondamentale – il saper raccontare ai propri clienti una storia, fatta di cultura, arte e made in Italy. E grazie al proprio know-how, sta già meditando nuovi algoritmi per offrire al cliente l’offerta giusta, nel momento migliore.

H-ack bank is coming

Arriva il primo hackaton del 2014 dedicato al settore bancario

Sabato 8 febbraio, Roncade, ore 9: è questo l’appuntamento per gli hacker “bancari”. H-Farm organizza H-ack bank,  una 24 ore per trovare nuove soluzioni digitali alle sfide cui si trovano davanti i gruppi bancari. Gli operatori del business tradizionale, infatti, saranno aiutati da developer, designer e marketing specialist che cercheranno di risolvere “problemi” di banche a a trovare nuove idee e nuovi approcci di mercato attraverso strumenti digitali.

Cosa succede. Il fondatore di H-Farm, Riccardo Donadon, afferma che anche questa competizione è un “canale ideale per avvicinare i talenti e le aziende, unendoli in weekend super adrenalici finalizzati a risolvere i problemi reali delle imprese che partecipano. I giovani hanno modo di capire meglio il mondo delle aziende e farsi notare, queste ultime di raccogliere idee nuove”. Insomma, un altro modo per ricordare che  «Il treno dell’innovazione e delle opportunità sta passando e noi dobbiamo assolutamente salirci»: non basta parlare di innovazione e digitale, è necessario che chi già fa impresa e chi vorrebbe farla si incontrino sul terreno della concretezza, capendo cosa possono fare gli uni per gli altri.

In palio. Intanto, un premio da ognuna delle aziende partecipanti: i gruppi bancari Unicredit, Gruppo Banca Ifìs e Intesa San Paolo. Inoltre, i partecipanti possono anche entrare a far parte di H-Camp, il programma di accelerazione di H-Farm, in cui potranno continuare a sviluppare il proprio progetto.

Se siete developer, designer e marketing specialist interessati alla manifestazione, qui il link per iscriversi all’evento.

Sailogy, un modello già vincente per un nuovo business

Manlio, ex direttore marketing in Ferrari, è oggi Ceo di Sailogy, piattaforma di prenotazione per gli amanti dei viaggi in barca

Manlio, quella di Sailogy sembra un’avventura: lasciare il certo per l’incerto, per poi fondare un’impresa di successo.  È stato così?

«Diciamo che l’”idea” di Sailogy è nata da una necessità: io sono un turista che ama prenotare vacanze in barca, cosa che – fino all’arrivo di Sailogy – era difficilissima: il mercato era frammentato, per accedere a questo mondo bisognava essere molto esperti e avere le giuste conoscenze. Era evidente il bisogno di una piattaforma più efficiente. Io ero direttore marketing in Ferrari, ma avevo il desiderio di fondare “qualcosa di mio” ».

Perfetto, questa era l’idea. Tu però hai fondato un’impresa: quali sono stati i passaggi più importanti?  

«Fondare una startup, lasciando un lavoro ben avviato; è una cosa rischiosa e complicata. Per sei mesi ho fatto due lavori: tornavo a casa la sera e lavoravo fino alle tre del mattino. Dopo qualche mese, ero pronto per presentare il business plan ai primi investitori. Sono partito da un crowdfunding artigianale coinvolgendo persone che conoscevo. Quando ho capito che credevano in me e nel mio progetto ho lasciato il mio lavoro. Nel frattempo in quei mesi mi ero fatto affiancare da una persona che, full time, sviluppasse l’ idea di business: andava a parlare con società di charter, e valutava tutti i “numeri”, come ad esempio il prezzo medio del noleggio».

Da imprenditore, dove hai riscontrato le difficoltà maggiori nel fondare la tua startup?

«A volte la cosa più difficile all’inizio è il rapporto con gli investitori. Perché le persone che devono investire sul tuo progetto, specie in Italia, spesso hanno richieste inapplicabili a una startup. Devi soddisfare requisiti che potrebbe soddisfare un’impresa che ha cinque anni di sviluppo, non una di 5 mesi. Spesso la soluzione è affidarsi agli Angel Investor, che hanno profili più imprenditoriali, quindi più affini a te».

Sailogy in breve: cos’è, come e perché funziona?

«Non ci siamo inventati niente: è solo un sistema di prenotazione di un prodotto che c’è già. Facciamo quel che hanno fatto Booking o Venere 15 anni fa, rivoluzionando il mercato degli hotel. Ora il loro servizio è qualcosa che noi diamo per scontato, ma nel mondo delle barche a vela  non lo è , anzi: per prenotare una barca oggi bisogna passare in agenzia, o mandare un fax, chiedere preventivi… proprio come succedeva nel settore alberghiero, ma vent’anni fa. Sailogy funziona perché l’utente finale trova subito barche prenotabili in tempo reale, e non deve affidarsi all’amico che aveva conosciuto uno skipper l’estate prima».

E i tuoi competitor?

«In Italia ci sono molte ottime agenzie specializzate in charter, ma funzionano tutte offline. All’estero qualche competitor nasce, anche con business model diversi, ma solo il tempo ci dirà quale era il migliore. In Germania c’è una società un po’ più orientata alla convenienza del prezzo, mentre noi puntiamo di più sulla qualità. Ci sono anche 2 player, uno americano, l’altro greco che fanno peer to peer. Noi non crediamo sia il momento:  sarebbe come se, nel settore alberghiero, fosse nato prima Airbnb e poi Booking».

La tua impresa sta crescendo ancora, cosa la aspetta?

«Per Sailogy è il momento di scalare il business. Nello specifico i modi saranno tre: tradurremo in italiano, tedesco (la Germania è il maggior mercato in Europa) e spagnolo (dato che il mercato è grande e non presidiato). In parallelo continueremo l’ampliamento della flotta, cercando di eliminare la stagionalità che è un po’insita nel nostro dna, ma dobbiamo vendere 12 mesi l’anno. È un obiettivo che stiamo già raggiungendo, dato che le ultime 47 destinazioni aggiunte negli ultimi quattro mesi spaziano dal Messico ai Caraibi, tutte destinazioni invernali. Ultimo, ma non meno importante, sarà espandere il servizio di vendita: se oggi vendiamo solo il noleggio della barca, il nostro obiettivo sarà poi vendere il viaggio intero: aereo, assicurazioni, tutto ciò che serve per completare il viaggio».