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Facebook e le 57 startup acquisite

Dall’agosto del 2005, quando comprò il dominio Facebook.com, Mark Zuckerberg ha acquisito 57 startup: il social network ha fatto shopping negli USA, in UK e in Israele.

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Quanto ti fidi dell’advertising online?

La pubblicità ha delle regole. Ma spesso è meglio sovvertirle

Esempi? Huawei, casa di telefonia cinese, da qualche giorno si fa pubblicità usando in modo sin troppo esplicito i riferimenti ai competitor, Apple e Samsung (“fruit or some song?”, chiede la voce alla fine della pubblicità chiedendo la marca del nuovo tablet ).

Allo stesso modo, secondo la una ricerca Nielsen, la pubblicità televisiva è ormai considerata, diversamente dal passato, molto meno affidabile di quella sul web:

Nell’immagine: l’infografica di Nielsen sui dati 2012

E non è un mistero che anche i feedback online – da TripAdvisor in poi – sono diventati parte delle nostre vite, e guidano spesso le nostre scelte. Lo sanno bene le startup, che hanno compreso la potenza di un mercato ancora in espansione, come Viralize, piattaforma di social video advertising che si è presentata all’evento di Azimut Libera Impresa, che permette a chi vuole promuovere i click in pochi video di farlo in pochi click, e agli editor di guadagnare attraverso la loro piattaforma. Anche i giovanissimi founder di ReputationHD hanno capito, a partire da questa stessa ricerca, quanto fosse importante la reputazione online per i professionisti e hanno deciso di offrire loro una piattaforma in cui fosse possibile aggregare tutte i segnali della reputazione di un professionista sul web. Anche Bulsara Advertising ha deciso di puntare tutto su un settore in Italia poco sviluppato, come quello della pubblicità indoor, diventando leader del toilet advertising. Noi siamo convinti che sentirete presto parlare di loro!

Per saperne di più su Viralize

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Folla per SiamoSoci hiring a StartMiUp: tante le possibilità di entrare da protagonisti nell’innovazione

A volte ci troviamo davanti a un recruiter che sa tutto dell’azienda in cui andiamo a lavorare ma vorrebbe solo sapere tutto di noi. Non è stato così per i 65 candidati che lunedì sera hanno affollato StartMiUp, perché è stata proprio SiamoSoci a raccontarsi durante un evento di recruiting.

SiamoSoci è infatti alla ricerca di nuova linfa, in particolare di

  • Due customer developer

  • Un product manager web

  • Un recruiter

  • Un coder

Dario Giudici, co-fondatore e Ceo, ha spiegato chiaramente:

«Il nostro core business è far incontrare startup e investitori, ma siamo anche – e sempre di più –  un punto di riferimento per gli imprenditori che cercano innovazione e per chiunque guardi con interesse alle startup. Stiamo investendo sul team e sulla tecnologia, vogliamo crescere rapidamente e ampliare il nostro vantaggio competitivo. Cerchiamo talenti con tanta voglia di fare, sperimentare e crescere insieme a noi».

Grazie alla passione dei partecipanti e del team di SiamoSoci nello spiegare il suo lavoro, il question time ha visto alternarsi moltissime domande, dalla classica richiesta di spiegazione delle mansioni dei profili ricercati al business di SiamoSoci e i suoi competitor, fino alla natura delle startup. Davvero un’occasione unica per proporsi a una realtà innovativa e in forte crescita e per conoscerla da vicino.

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Non solo Sharing Economy, ma anche Forex, trading, aumento di capitali: una startup sulla strada di Bloomberg Pro

Ultimamente i settori più menzionati nel mondo delle startup sono: sharing economy, settore food, made in Italy. E il trading? Il forex? Insomma, c’è chi opera in un settore meno affascinante a livello mediatico ma molto considerato dal punto di vista finanziario, come Finware. E la storia è ancora più appassionante se la biografia dei founder non è così lineare…Daniele Repossi, per esempio, è del 1986, ma esordisce affermando di essere nato “a vent’anni”.

Chi eri nel 2006, Daniele?

Un ragazzo con un diploma da perito elettronico e delle telecomunicazioni… che non aveva proprio la stoffa del dipendente! È una cosa abbastanza comune in famiglia, la mentalità imprenditoriale: e per me non vuol dire solo non “riuscire” a essere un dipendente. Significa avere sempre bisogno di creare e migliorare, senza aver paura di mettere in discussione qualcosa che c’è già… e questo non è sempre ben visto in un lavoratore dipendente.

Cos’hai fatto quando hai capito di essere nella posizione “sbagliata”?

Ho iniziato a partecipare a corsi di formazione legati al business, ma costavano molto: per questo ho iniziato a lavorare proprio con la persona che li teneva, facendo il procacciatore d’affari. Dopo qualche tempo sono passato alla concorrenza, specializzata nel trading, dove ho trovato tecniche interessanti . Quando ho smesso di lavorare per loro, ho aperto quel che sarebbe poi diventato Finware, la società del mio indicatore OrangeIndicator.

Come funziona OrangeIndicator?                                                                  

È un aggregatore di indicatori che fa uso di dati economici pubblicati ogni settimana dalle Banche, dati che  vengono consegnati alla Sec (la Consob americana) proprio dalle Banche, o comunque da grossi istituti finanziari, che indicano su cosa e in che direzione hanno investito. L’algoritmo di OrangeIndicator permette di leggere con maggior semplicità  trend futuri su base di spostamenti di capitali.

Avete dei competitor?

In Italia questi dati vengono utilizzati da timingcharts.com e qualche broker, come su Dukascopy. Noi però non prendiamo solo i dati, ma abbiamo un vero e proprio algoritmo, che dà indicazioni. Il nostro core business, però, è differente da chiunque raccolga questi dati in Italia: noi ci rivolgiamo ai trader, e Bloomberg – la piattaforma su cui ci inseriremo – ha il 33% dell’intero settore finanziario, e ha creato una piattaforma che costa, in abbonamento, circa 2000 dollari al mese (per cui è accessibile solo a operatori dell’alta finanza e top traders). Proprio su Bloomberg nel 2012 ha preso forma un app portal, un po’come Google Play Store, creato nel 2012. Al momento sul portale sono presenti 45 applicazioni e la nostra idea è diventare la numero 46, dato che Bloomberg è molto interessata alla nostra app.

Cosa dobbiamo aspettarci da Finware?

Sicuramente un trasferimento, anche fisico, a Londra. Legalmente siamo già lì, perché in Italia gli indicatori non sempre hanno possibilità di operare liberamente: c’è molta burocrazia a frenarci. E visto che il nostro primo obiettivo è proprio la sede londinese di Bloomberg, vorrei snellire il dialogo tra loro e la mia società. E poi l’arrivo di nuovi sviluppatori nel team per mettere a punto la app da proporre a Bloomberg.

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Startup dell’editoria a raccolta: bando del Salone del libro di Torino

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Che il vecchio “cultura vs innovazione” fosse un cliché è chiaro. Ma se anche fosse stato vero, sappiate che non è più così. Sono tantissime le startupinnovative, tecnologiche e non, come Gypsymovies – che  mettono al servizio di diverse arti le loro idee innovative. Anche il Salone del Libro di Torino, uno degli eventi culturali più grandi d’Italia, ha deciso quest’anno di dedicare uno spazio alle imprese innovative: Area Startup.

Insieme a Digital Festival, infatti, ha lanciato una Call internazionale rivolta a startup che lavorano in ambito editoriale e ne rappresentino la miglior innovazione: in particolare, grande attenzione a chi lavora per una nuova fruizione dei contenuti.

Come si partecipa alla selezione. C’è tempo fino al 15 marzo, per le startup nate dopo il primo gennaio 2011, per accedere al bando internazionale (l’application può essere fatta solo in inglese) per vincere servizi dal valore di 4000 euro. Perché sia considerata valida, oltre alla compilazione del form è necessario caricare il Curriculum Vitae del founder e il pdf di presentazione del progetto/prodotto che si intende presentare al Salone Internazionale del Libro. La partecipazione al bando è completamente gratuita.

In palio. Le startup che si candideranno per la Call avranno la possibilità di ospitate gratuitamente nell’area Book to the Future, in uno spazio riservato denominato “Area Start Up”, costituito da un’area espositiva delimitata e un’arena centrale dedicata ad attività esperienziali. Tra i servizi offerti spazi, incontri e possibilità di pitch. Se siete pronti a candidarvi, potete farlo sul sito di Digital Festival.