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Club Digitale entra nel capitale di Buru Buru

buru-3I fondi serviranno alla start-up di Nana Bianca – che può vantare 150.000 utenti registrati e oltre 500 brand rappresentati – per finanziare la crescita nel settore dell’home design made in Italy

 

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Post su Nanabianca: il marketing delle app

Marketing App
Venerdì 7 febbraio su Nanabianca è uscito un interessantisimo post di Alessandro Sordi a proposito del marketing delle app.

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Gaming startup: 5 cose su Balzo

 

Sono arrivate la settimana scorsa in Italia i numeri da brivido su Supercell, la startup miliardaria protagonista del gaming mobile. Sulla nostra piattaforma ci sono tre ragazzi che inseguono lo stesso sogno: sono quelli della startup Balzo. Li abbiamo incontrati a Nana Bianca. Abbiamo giocato con le loro app. E ve li “riassumiamo” così:

Cosa dimostrano. Come funziona oggi il mercato delle app: i grossi player non mancano, ma un team indie può competere se propone piccoli prodotti curatissimi, e questa cura è riscontrabile nei feedback utenti.

Caratteristica più marcata. Producono giochi originali, o ispirati a giochi classici. Ad esempio, Kroms riprende un vecchio gioco, ma con una raffinatezza inestimabile nell’aspetto grafico e nella musica. E la soddisfazione piena sta nella retention, la metrica più importante: quanto gli user restano attaccati al gioco.

Problema del loro settore. La visibilità. Il mercato è ricchissimo e in espansione. Le possibilità ci sono, ma solo se si ha spinta iniziale per diventare visibili.

Perché Balzo è famosa. Apple ha nominato diverse volte i loro giochi come migliori della settimana.

Cosa amano del loro lavoro. Il trovarsi ciclicamente a ideare e progettare qualcosa di qualcosa di nuovo.

Il nostro preferito: Vincenzo, che nello stesso anno si è sposato e ha lasciato il proprio posto a tempo indeterminato. Good Luck!

Dove li trovate: su SiamoSoci!

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Sgnam, cibo a domicilio



Due universitari e un’impresa che diventa “vera”

Il team di Sgnam, il portale che permette di ordinare cibo a domicilio in base alla propria posizione,  all’origine era più che scarno: due soci, Lorenzo (studente di informatica) e Giovanni (studente di Economia). Abbiamo incontrato il primo a Nana Bianca e ci siamo fatti spiegare meglio cos’è Sgnam: un’idea nata come gioco, diventata “vera”.

Ordina a domicilio e risparmia: chi sono i vostri competitor?

«Il più grande è Justeat. Gli altri però si basano sui call center o sui pos, noi invece vendiamo il gestionale ai ristoranti e per primi abbiamo introdotto l’app, sia Ios che Android. Il 95% persone in Europa ordina ancora via telefono, noi stiamo cercando di far switchare da offline a online».

Ci sono elementi che vi contraddistinguono  nel rapporto coi clienti?

«Puntiamo molto sulla fidelizzazione, ad esempio facciamo 5 euro di sconto ogni dieci punti. Per di più, quando un ordine parte, viene ricevuto dal ristoratore in media entro dieci secondi, e lui comunica subito il tempo d’attesa stimato. La comodità non è per nulla paragonabile ai “vecchi” metodi».

Com’è l’avventura in Nana Bianca?

«Siamo arrivati a settembre e  in questi tre mesi siamo cresciuti molto: sia a livello di sito nuovo, che risorse, ci hanno aiutato anche con la costumer aquisition. Il team è raddoppiato: oltre a me e Giovanni ci sono una ragazza che si occupa della questione commerciale, e un altro programmatore».

Solo cose positive, insomma.

«Ci siamo anche scontrati con le difficoltà di tutti gli imprenditori: all’inizio credevamo sarebbe stata difficile l’affiliazione dei ristoranti, ma il 15% della richiesta arriva da loro. È stato più difficile il “salto” di iniziare a credere a un’idea che è una scommessa. Anche se stai facendo l’Università. Per fortuna qui impariamo proprio le cose più “pragmatiche”, facendole».

Uno dei fondamentali per entrare a Nana Bianca è l’innovazione. È qui la vostra forza?

«Noi ci poniamo come qualcosa che aiuta i ristoranti nella gestione degli ordini, non poniamo paletti. Stiamo riuscendo a portare nel digitale in una categoria tendenzialmente non informatizzata, quella dei ristoratori. E analizziamo bene il contesto: ogni città ha sue abitudini, bisogna studiare ambiente, persone, ristoranti. Bologna ad esempio è una città da tanti ordini, ma piccoli, Firenze è più turistica… Per quanto riguarda il monetizzare, invece, prendiamo una percentuale del 10% circa su ogni ordine, quindi noi guadagniamo solo quando il locale guadagna».

Qual è il futuro di Sgnam?

«Abbiamo bisogno di metriche precise per i futuri investitori, e anche di capire con che velocità riusciamo a crescere. Ad oggi siamo a più di seimila ordini, 3000 utenti registrati e ben fidelizzati: il 40% di chi ha usato il portale ritorna: per comodità, per gli sconti, per le raccolte punti che può usare in tutti locali della città».

Startup neonata in Nana Bianca: Vino75

Dai fondatori di Scontodigitale, una nuova startup che usa un linguaggio “che parla ai sensi”

0,75 è l’unità di misura delle bottiglie di vino, ed è da qui che nasce il nome di una delle più giovani startup che hanno preso vita dentro Nana Bianca.

Vino75 è  nata giusto il 15 gennaio, ma a crearla sono stati Francesco, Diego, Andrea ed Elisa, già fondatori di Scontodigitale. L’idea è la creazione di uno store del vino, sganciandosi dai competitor classici: il target di Vino75 non sono gli intenditori, ma un pubblico non necessariamente esperto: per questo il sito cerca di rispondere ad esigenze più sensoriali che di conoscenza del dettaglio.

All’inizio sembra che – come tutte le startup, almeno dalle parole dei founder – Vino75 sia nata per caso: il classico produttore di vini che però “gira” attorno all’azienda causa amicizia di vecchia data.  E un giorno l’ipotesi buttata lì per caso: “Perché non proviamo a vendere vino di qualità online?”. Ovviamente non è solo così: alla base di Vino75 ci sono dati che parlano (come sempre):  le casse di vino in vendita su Scontodigitale, in mezzo agli aspirapolvere, avevano avuto più di 300 acquirenti in un anno. La base utenti grande ma non specifica del sito di flash sales ha portato all’approccio di Vino75: è stata quella la base della creazione di uno store del vino che si slegasse dai competitor “classici”.

Proprio la conoscenza dell’utente ha indirizzato la scelta di un linguaggio che parlasse ai sensi, più che alla tecnica: l’obiettivo del portale è anche far conoscere i prodotti sul portale attraverso azioni stratificate, grazie a cui gli user ricevono informazioni sempre più specifiche sui vini in questione – che spesso non si trovano nella grande distribuzione.

Insomma, una semplice idea che fa centro? Non proprio. I fondatori hanno le idee chiare su perché e come Vino75 funziona. Intanto, hanno scelto di fare qualcosa di complicato: è difficile convincere i grandi produttori a entrare nel mondo online, quindi le persone disposte a provarci non sono moltissime.

In questo caso non ci sono grossi player sul mercato (ma qualche competitor diretto sì, come Tannico). Ma la start up nata a Nana Bianca punta molto anche sulla tecnologia fatta in house, che permette la scalarità e la semplificazione completa dei processi gestionali e amministrativi.

L’ultima carta vincente di Vino75 è – nell’era dello storytelling, fondamentale – il saper raccontare ai propri clienti una storia, fatta di cultura, arte e made in Italy. E grazie al proprio know-how, sta già meditando nuovi algoritmi per offrire al cliente l’offerta giusta, nel momento migliore.