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News dal mondo delle startup

Tra chi vende,  chi compra e chi propone nuove misure ecco le news dal mondo delle startup.

Startup e Social Network:

Linkedin ha ufficializzato l’acquisto di Bright, una startup che si occupa di job search. La cifra per ottenerla pare si aggiri attorno ai 120 milioni di dollari, la cifra più alta che il Social Network del lavoro abbia mai sborsato. L’obiettivo è risparmiare fatica sia a chi cerca, sia a chi offre lavoro, grazie all’analisi dei dati inseriti dall’utente in base a una specifica mansione.

Per saperne di più:

Bright

Startup in crescita:

Wanderio, una delle startup supportate da SiamoSoci, ha ottenuto un raise da 200k € attraverso ompagine di business angel e realtà quali Translated, Xandas e Club Italia Investimenti 2.  Il ceo Matteo Colò ha affermato che così sarà possibile consolidare la piattaforma tecnologica e lavorare sulla prossima release e sulla sua diffusione, sopratutto in ambito europeo.

Per saperne di più:

Finsmes

Altre misure per le startup dall’Europa:

La Bei, Banca Europea per gli investimenti, promuove alcune linee di credito in collaborazione con le banche nazionali, rivolte a piccole e medie imprese e startup. Assieme a Intesa San Paolo saranno erogati 240 milioni di euro, ad aderire anche Ubi Banca.

Per maggiori informazioni: Il progetto Youth for Jobs

Pmi al femminile:

Buone notizie per le imprenditrici: dai bandi di Girls in Tech alla sezione speciale del fondo centrale, ecco le possibili agevolazioni:

PMI al femminile

Codecademy, la Start up che insegna al mondo a programmare


Dalla difficoltà sui banchi all’idea in cui credere

A StartMiUp in questi giorni è passato Nikhil Abraham: un nome che a qualcuno non dirà nulla, ma che ha un ruolo fondamentale – è business developer – a Codecademy, la startup il cui ambizioso obiettivo è insegnare al mondo a programmare.

Nikhil, come hai conosciuto Zach (il fondatore di Codecademy)?

«Abbiamo partecipato entrambi a una Summer Class di Y Combinator (incubatore per start up californiano, ndr) nel 2011: siamo diventati amici, quando c’era qualche cena ci siedevamo vicini, e abbiamo iniziato a partecipare insieme a molti eventi per start up, da Palo Alto a San Francisco».

Com’era nata l’idea di Codecademy?

«Zach era uno studente della Columbia University allora (non l’hai mai finita, ndr) e aveva bisogno di imparare a programmare. Ha provato con diversi metodi: tutorial online, libri… ma non riusciva a imparare. Ha capito quanto era difficile e allo stesso modo importante la possibilità di impararlo in modo semplice, e si è messo in contatto con il suo amico Ryan, che già a 11 anni amava la programmazione, e hanno cercato un modo di insegnarla a tutti, anche a chi non ne sapeva nulla».

Tu sai programmare?

«Io avevo iniziato a frequentare alcuni corsi già alle scuole superiori, e volevo proseguire in università. Ma nel 2001 è scoppiata la bolla di internet, per cui i miei amici hanno iniziato a sconsigliarmelo, e io mi sono dato all’economia. Ma comunque ho una familiarità con la programmazione che mi aiuta: Codecademy ha più di 20 milioni di utenti, ho un sacco di dati da raccogliere e rielaborare: ci lavoriamo spesso, anche solo per migliorare la costumer experience».

Cosa fai esattamente a Codecademy?

«Mi occupo di business development: ho a che fare con le richieste di partnership per le scuole, i governi e le aziende. Se un’azienda vuole insegnare a programmare ai suoi dipendenti, io stendo un possibile programma di formazione, e capisco se e come è possibile fare affari con loro, cercando di capire cosa possiamo offrire di più efficace per le loro esigenze».

A livello imprenditoriale, quali sono i problemi più grandi da affrontare?

«Sicuramente il coro di voci che – quando sa cosa facciamo – ci chiede subito da dove arrivano le nostre entrate. È difficile far capire che noi lavoriamo a questo progetto anzitutto perché crediamo nella sua importanza. Per noi è fondamentale diffondere questa conoscenza: programmare è una delle cose fondamentali da imparare a fare fin da piccoli. Pensa ai campioni dello sport: i migliori hanno imparato da bambini, e a 16/17 anni stavano già facendo carriera, non stavano certo iniziando. Prima inizi, più possibilità hai di avere successo».

Secondo te ci sono Paesi all’avanguardia nell’insegnamento della programmazione ai più giovani?

«Beh, uno su tutti è il Regno Unito: ha intenzione di introdurre, proprio grazie alla partnership con Codecademy, l’insegnamento della programmazione nelle scuole, dalle elementari in poi. Parliamo di 6 milioni di persone tra i 6 e i 16 anni che impareranno a programmare. Ma non sono l’unico paese che si muove in questo senso: le cose si smuovono anche in Estonia, in Sud America… però è difficile che le cose cambino: ad esempio, in tutti gli Stati Uniti non c’è una sola istituzione – nazionale o cittadina – che si sia impegnata ufficialmente per portare l’insegnamento della programmazione nelle scuole».

Perché questa lotta vi appassiona tanto?
«
Siamo in una situazione assurda a causa della differenza tra offerte di lavoro (anche con salari molto elevati: vedi Neal Mohan, ingaggiato da Google per 100 milioni di dollari) e skills dei candidati: è necessario saper programmare per lavorare, è folle che non si riesca a rispondere a questa domanda per un gap di competenze. Dai programmatori più importanti, che guadagnano milioni di dollari, ci sono grandi compagnie che offrono moltissimo denaro per fare questo determinato tipo di lavoro, ma bisogna avere la possibilità di accedervi».

Google investe 3,2 mld su start up che produce sensori smart I TM News

Google mette a segno un altro colpo sul versante delle acquisizioni, aggiudicandosi una società specializzata sulla produzione di sensori e termostati comandabili a distanza; intanto la controllata Motorola annuncia che il suo smartphone di punta, il Moto X, arriverà in alcuni paesi europei a inizio febbraio. L’Italia per ora sembra esclusa, il debutto europeo è stato riservato a Francia, Germania e Regno Unito.

Via: http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/google-sborsa-32-mld-su-una-start-up-che-produce-sensori-smart-PN_20140114_00059.shtml

Benvenute le startup a vocazione sociale I WebNews

Sono 39 le startup a vocazione sociale riconosciute nel registro delle imprese. Un altro tassello dell’ecosistema. I settori individuati per riconoscere una startup “a vocazione sociale” sono quelli dell’assistenza sociale, assistenza sanitaria, educazione, istruzione e formazione, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, raccolta dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, valorizzazione del patrimonio culturale, turismo sociale, formazione universitaria, post-universitaria, a favore della lotta contro la dispersione scolastica, ricerca ed erogazione di servizi culturali.

Via: http://www.webnews.it/2014/01/15/benvenute-le-startup-a-vocazione-sociale/

Le start up della green economy italiana che nascono nella Silicon Valley I Prometeo/Adn Kronos

Non solo software e microchip, oggi la Silicon Valley è anche il luogo in cui prendono forma le start up più innovative e competitive della green economy italiana, quella più giovane e creativa. Dalla chimica verde all’efficienza energetica passando per i rifiuti in orbita, sono 51 gli italiani che hanno creato 25 start up passando per la ‘valle del silicio’ californiana nelle sei edizioni diBest (Business Exchange and Student Training), programma nato per favorire il cambiamento culturale nelle giovani generazioni di scienziati con un progetto basato su innovazione e trasferimento tecnologico.

Via: http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Csr/Le-start-up-della-green-economy-italiana-che-nascono-nella-Silicon-Valley_321102364049.html