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Terremoto startup: imprenditori innovativi scuotono le fondamenta del business

Le startup innovative stanno cambiando il panorama imprenditoriale italiano e, oggi, se ne stanno accorgendo soprattutto gli investitori: lo dimostrano i numeri dell’evento organizzato il 29 dicembre a FieraMilano-Rho da SiamoSoci

 

Cresce l’interesse degli imprenditori italiani verso le startup innovative.  Quello che fino a pochi anni fa, per molti imprenditori, era qualcosa da tenere sotto controllo con la coda dell’occhio, oggi diventa il fenomeno su cui puntare i riflettori, qualcosa che scuote le regole del business dalle fondamenta. Stiamo parlando, ovviamente, delle startup innovative e dei nuovi imprenditori, come dimostra il successo riscontro dall’evento organizzato e promosso da SiamoSoci nell’ambito di Azimut Libera Impresa, la due giorni pensata da Azimut per tracciare nuovi percorsi di business per le imprese. In 1.137, tra imprenditori, banker e investitori, hanno preso parte all’incontro di mercoledì 29 dicembre all’interno del centro convegni di FieraMilano-Rho, dove è stata data voce un po’ a tutti i protagonisti di questo ecosistema.

Andiamo per ordine. All’incontro, moderato da Giovanni Iozzia, redattore di EconomyUp, hanno preso parte Dario Giudici,  CEO e founder di SiamoSoci, Alessandro Sordi e Paolo Barberis, innovatori e imprenditori, nonché fondatori dell’acceleratore fiorentino Nana Bianca e Andrea Di Camillo, manager, imprenditore e fondatore di P101, società di venture capital specializzata in investimenti early stage nel settore digitale. Al termine del dibattito, tre giovani founder di altrettante startup (Viralize, Pathflow e BringMe) selezionate dagli acceleratori partner di Siamosoci, hanno presentato la migliore innovazione italiana nei settori “mobilità”, “pubblicità” e “marketing”.

Non c’è dubbio: le startup innovative stanno cambiando il panorama imprenditoriale italiano, disegnando nuove opportunità di business, mentre, per chi fa impresa la vera priorità è essere all’avanguardia, senza abbandonare le proprie competenze. E le ultime ricerche di mercato, sembrano avvalorare questa tesi. Secondo Price Waterhouse Coopers, l’81% degli amministratori delegati vede le nuove tecnologie come il fattore che più cambierà il proprio business, ma il 47% di essi, si dichiara preoccupato dalla velocità del cambiamento tecnologico. In questo senso, il vecchio (ma non troppo) adagio “evolvi o muori”, non risulta essere molto efficace per traghettare il Paese fuori dalla bonaccia economica in cui si è cacciato: la vera risorsa – e questo è quello che SiamoSoci fa da tempo – è accorciare la distanza fra imprenditori e nuove tecnologie, aiutandoli a capire dove e chi guardare per individuare le giuste opportunità di business.

Happy Birthday Facebook: 10 anni di Social Network

Nella foto, l’homepage di Facebook nel giorno del suo decimo compleanno

 

Nel giorno del suo compleanno siamo stati invasi da video e post sulla ascesa: è impossibile sottrarsi ai dieci anni del social network più famoso del modno 

Un nerd appassionato di pc ma abbastanza sveglio per intuire la genialità dell’idea di due gemelli, deluso dall’ennesima ragazza, fa il colpo del secolo inventando una piattaforma che faccia incontrare persone da tutto il mondo. Sembra la storia di Facebook, in realtà è solo la trama di “The Social Network”. Certo, ogni impresa ha il suo romanzo e la sua mitologia, ma come sono andate le cose?

1)      Intanto gli anni non sono dieci, ma quasi undici: era il 28 ottobre 2013 quando è nato Facemash, l’antenato di Facebook: sì, quello per cui Mark Zuckerberg violò il sistema informatico di Harvard per ottenere i dati.

2)      4/2/2004: “il vero compleanno”: ossia, nasce thefacebook.com. grazie alla collaborazione con Andrew McCollum ed Eduardo Saverin. È questa la piattaforma che gli ormai celebri gemelli Winklevoss considerarono un plagio.

3)      Il team di Facebook si trasferisce a San Francisco, e i primi finanziatori iniziano a girargli attorno. Il più nominato in assoluto? Peter Thiel, fondatore di PayPal. Ad agosto dello stesso 2004 diventò il primo business angel (nonché padrone del 10,2% dell’azienda) di Facebook, con un investimento da 500k dollari.

4)      Da startup a investor: Facebook non è solo la regina delle startup della Silicon Valley, ma ormai un gigante che acquista startup o idee considerate geniali. Un esempio? Instagram, che ha reso le immagini uno degli elementi fondamentali dell’azienda di Menlo Park.

Questi sono gli step basilari, che hanno reso Facebook una delle startup più famose del mondo (tendenzialmente, nel sentire comune, la seconda dopo Google). Come regalo di compleanno, il 30 gennaio, le sue quotazioni in borsa sono arrivate alle stelle  grazie al fatto che, negli ultimi tre mesi del 2013, gli utenti che accedono al social network da smartphone o da tablet hanno garantito un giro d’affari pari al 53%  del totale generato dalla società.

Sailogy, un modello già vincente per un nuovo business

Manlio, ex direttore marketing in Ferrari, è oggi Ceo di Sailogy, piattaforma di prenotazione per gli amanti dei viaggi in barca

Manlio, quella di Sailogy sembra un’avventura: lasciare il certo per l’incerto, per poi fondare un’impresa di successo.  È stato così?

«Diciamo che l’”idea” di Sailogy è nata da una necessità: io sono un turista che ama prenotare vacanze in barca, cosa che – fino all’arrivo di Sailogy – era difficilissima: il mercato era frammentato, per accedere a questo mondo bisognava essere molto esperti e avere le giuste conoscenze. Era evidente il bisogno di una piattaforma più efficiente. Io ero direttore marketing in Ferrari, ma avevo il desiderio di fondare “qualcosa di mio” ».

Perfetto, questa era l’idea. Tu però hai fondato un’impresa: quali sono stati i passaggi più importanti?  

«Fondare una startup, lasciando un lavoro ben avviato; è una cosa rischiosa e complicata. Per sei mesi ho fatto due lavori: tornavo a casa la sera e lavoravo fino alle tre del mattino. Dopo qualche mese, ero pronto per presentare il business plan ai primi investitori. Sono partito da un crowdfunding artigianale coinvolgendo persone che conoscevo. Quando ho capito che credevano in me e nel mio progetto ho lasciato il mio lavoro. Nel frattempo in quei mesi mi ero fatto affiancare da una persona che, full time, sviluppasse l’ idea di business: andava a parlare con società di charter, e valutava tutti i “numeri”, come ad esempio il prezzo medio del noleggio».

Da imprenditore, dove hai riscontrato le difficoltà maggiori nel fondare la tua startup?

«A volte la cosa più difficile all’inizio è il rapporto con gli investitori. Perché le persone che devono investire sul tuo progetto, specie in Italia, spesso hanno richieste inapplicabili a una startup. Devi soddisfare requisiti che potrebbe soddisfare un’impresa che ha cinque anni di sviluppo, non una di 5 mesi. Spesso la soluzione è affidarsi agli Angel Investor, che hanno profili più imprenditoriali, quindi più affini a te».

Sailogy in breve: cos’è, come e perché funziona?

«Non ci siamo inventati niente: è solo un sistema di prenotazione di un prodotto che c’è già. Facciamo quel che hanno fatto Booking o Venere 15 anni fa, rivoluzionando il mercato degli hotel. Ora il loro servizio è qualcosa che noi diamo per scontato, ma nel mondo delle barche a vela  non lo è , anzi: per prenotare una barca oggi bisogna passare in agenzia, o mandare un fax, chiedere preventivi… proprio come succedeva nel settore alberghiero, ma vent’anni fa. Sailogy funziona perché l’utente finale trova subito barche prenotabili in tempo reale, e non deve affidarsi all’amico che aveva conosciuto uno skipper l’estate prima».

E i tuoi competitor?

«In Italia ci sono molte ottime agenzie specializzate in charter, ma funzionano tutte offline. All’estero qualche competitor nasce, anche con business model diversi, ma solo il tempo ci dirà quale era il migliore. In Germania c’è una società un po’ più orientata alla convenienza del prezzo, mentre noi puntiamo di più sulla qualità. Ci sono anche 2 player, uno americano, l’altro greco che fanno peer to peer. Noi non crediamo sia il momento:  sarebbe come se, nel settore alberghiero, fosse nato prima Airbnb e poi Booking».

La tua impresa sta crescendo ancora, cosa la aspetta?

«Per Sailogy è il momento di scalare il business. Nello specifico i modi saranno tre: tradurremo in italiano, tedesco (la Germania è il maggior mercato in Europa) e spagnolo (dato che il mercato è grande e non presidiato). In parallelo continueremo l’ampliamento della flotta, cercando di eliminare la stagionalità che è un po’insita nel nostro dna, ma dobbiamo vendere 12 mesi l’anno. È un obiettivo che stiamo già raggiungendo, dato che le ultime 47 destinazioni aggiunte negli ultimi quattro mesi spaziano dal Messico ai Caraibi, tutte destinazioni invernali. Ultimo, ma non meno importante, sarà espandere il servizio di vendita: se oggi vendiamo solo il noleggio della barca, il nostro obiettivo sarà poi vendere il viaggio intero: aereo, assicurazioni, tutto ciò che serve per completare il viaggio».