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La guerra dei taxi continua. E tra le startup si discute…

SiamoS photoTaxi e settimana della moda: ne abbiamo parlato e se ne parla ancora. Sui giornali spesso sembra che gli attori di questa battaglia siano Uber e i tassisti. Ma, se fosse così, sarebbe troppo semplice: a entrare nel dibattito ci sono anche le startup che si occupano di mobilità, come ezTaxi, app che permette all’utente di trovare un taxi nel minor tempo possibile. Grazie alle sue funzioni l’app permette anche il pagamento con carta di credito e avvisa l’utente quando manca un minuto all’arrivo del taxi, così da non doverlo aspettare in strada.

«E’ chiaro che tutti, anche i tassisti, si rendono conto che bisogna far fronte all’innovazione – spiega Tommaso Lazzari, ceo di ezTaxi, presente dal 2013 sulla piattaforma di SiamoSoci – siamo di fronte a una trasformazione in corso, e secondo me il vero competitor dei taxi non è nemmeno Uber, ma sono i servizi di carsharing come Car2Go ed Enjoy».

Come si pone ezTaxi nel dibattito tra tassisti e gli altri protagonisti del mondo della mobilità che sta infiammando Milano?

«Dicendo che all’innovazione si può rispondere solo con altra innovazione, se no saremmo ancora in giro con il calesse. Bisogna migliorare l’offerta in base alla richiesta, ma modellarla anche seguendo cosa fanno i competitor. Insomma, sappiamo che, per sopravvivere, il taxi deve diventare ancora più semplice e comodo da usare. E siamo qui per questo».

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Startup e Smart City: il progetto Città Digitale

Energia, efficienza, ambiente, tecnologie IT: questo abbiamo in mente quando parliamo di smart city. E la startup Città Digitale entra a pieno titolo tra le protagoniste di questo cambiamento. Ce la racconta Filippo Ferruzzi, uno dei suoi founder.

Come è nata Città Digitale?

«Un po’per caso, nel senso che noi fondatori ci siamo trovati attorno al prodotto in sé, le pellicole che trasformavano il vetro in touch screen, e ci siamo accorti delle sue molteplici potenzialità.  È stato, insomma, l’oggetto che ci ha spinti a verificare le sue potenzialità».

E come avete fatto?

«Abbiamo parlato con moltissimi imprenditori e ognuno ci dava uno spunto diverso. Lo step successivo è stato passare dall’hardware al software. Non avevamo in mano un software aggiornabile da profili diversi, multilingue e con tutte le funzionalità che volevamo quindi abbiamo dovuto farlo progettare».

Come siete passati dall’idea all’impresa?

«Prima ci siamo resi conto delle problematiche delle città, come la difficile mappatura del wi-fi, che quindi portava – per esempio – i problemi ai turisti stranieri, costretti a reperire informazioni attraverso il roaming. Poi siamo partiti col progetto legato alle smart city: abbiamo analizzato i costi di sviluppo, creato il business plan, verificato il costo di sviluppo e capito che tipo di software ci serviva».

Dov’è l’innovazione nella vostra idea? Esistono dei competitor in questo ambito?

«Di smart-city si parla e non poco. Alcuni tentativi di creare dei totem con le informazioni sulla città c’erano stati, e continuano ad esserci. Noi però facciamo diventare schermi direttamente le vetrine dei negozi, su cui scorrono sia le informazioni istituzionali, sia quelle sulla città, sia quelle commerciali. E rispetto ai “totem” normali, che occupano suolo pubblico con l’utilizzo delle vetrine esistenti riusciamo a diminuire di moltissimo la tempistica di installazione: noi ci mettiamo giorni, non mesi. Non aggiungiamo nulla all’ambiente, non c’è il problema dell’usura dell’apparato tecnologico e le nostre vetrine sono custodite e tenute pulite dai commercianti stessi. E non dobbiamo neanche pesare economicamente sui singoli comuni, perché monetizziamo attraverso gli accordi con altri imprenditori».

Quali sono state le difficoltà più grandi?

«Senza generalizzare, a volte abbiamo incontrato alcuni amministrazioni locali poco smart. E ci è dispiaciuto, perché a volte non sono state colte le potenzialità del progetto: ad esempio, potremmo fornire ai comuni gli accessi che gli darebbero modo di monopolizzare le vetrine ad esempio in caso di emergenza, come il maltempo. Avrebbero a disposizione diversi schermi luminosi per allertare la popolazione».

Quali sono i prossimi passi di Città Digitale?

«Intanto implementare il Crm, per ora a livello iniziale. E poi avremo bisogno di focalizzarci sulla comunicazione, anche presenziando agli eventi di settore, come le fiere del turismo».

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