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Uber o taxi? E’ solo l’inizio

uber taxi

Le modelle ce l’hanno fatta per un pelo: il 18 febbraio i tassisti hanno rimandato lo sciopero previsto per la seconda giornata della settimana della moda. Ma cosa succede a Milano?

La capitale meneghina è una delle città meglio servite dai mezzi pubblici d’Italia, ma per una volta non sono i dipendenti Atm a ribellarsi.

I tassisti stanno sono scesi in piazza contro l’app Uber, che opera nel mondo ncc (noleggio con conducente) e permette di prenotare un’auto con autista, saperne in anticipo la tariffa per il percorso e pagarla con carta di credito.

Gli autisti di taxi difendono la categoria e vanno all’attacco, considerando Uber un servizio taxi mascherato, accusandolo di fatto di concorrenza sleale. Ma Uber è solo l’inizio a Milano il car sharing in via di moltiplicazione (ad oggi, oltre al servizio offerto dal comune, GuidaMi, ci sono le offerte dei privati CarToGo, Enjoy, E-vai e Eq sharing), e prende sempre più piede anche il car sharing, come quello di BringMe. E da qualche tempo anche a Milano – come nel resto del mondo – sono arrivate anche le app che permettono di “chiamare” i taxi con un click, mettendosi in competizione direttamente con le cooperative come Cabeo. Uno dei suoi founder, Matteo, a proposito della “guerra milanese” afferma solo: “L’innovazione non si ferma con le mani”. E in questa impresa non è solo: anche con EzTaxi  l’utente trasmette la propria posizione al taxi  più vicino minimizzando i tempi di attesa e memorizzare sull’app i propri dati, facilitando così il pagamento con la carta di credito.

Photo Credits: Joakim Formo

Folla per SiamoSoci hiring a StartMiUp: tante le possibilità di entrare da protagonisti nell’innovazione

A volte ci troviamo davanti a un recruiter che sa tutto dell’azienda in cui andiamo a lavorare ma vorrebbe solo sapere tutto di noi. Non è stato così per i 65 candidati che lunedì sera hanno affollato StartMiUp, perché è stata proprio SiamoSoci a raccontarsi durante un evento di recruiting.

SiamoSoci è infatti alla ricerca di nuova linfa, in particolare di

  • Due customer developer

  • Un product manager web

  • Un recruiter

  • Un coder

Dario Giudici, co-fondatore e Ceo, ha spiegato chiaramente:

«Il nostro core business è far incontrare startup e investitori, ma siamo anche – e sempre di più –  un punto di riferimento per gli imprenditori che cercano innovazione e per chiunque guardi con interesse alle startup. Stiamo investendo sul team e sulla tecnologia, vogliamo crescere rapidamente e ampliare il nostro vantaggio competitivo. Cerchiamo talenti con tanta voglia di fare, sperimentare e crescere insieme a noi».

Grazie alla passione dei partecipanti e del team di SiamoSoci nello spiegare il suo lavoro, il question time ha visto alternarsi moltissime domande, dalla classica richiesta di spiegazione delle mansioni dei profili ricercati al business di SiamoSoci e i suoi competitor, fino alla natura delle startup. Davvero un’occasione unica per proporsi a una realtà innovativa e in forte crescita e per conoscerla da vicino.

Per saperne di più su SiamoSoci clicca qui.

Sgnam, cibo a domicilio



Due universitari e un’impresa che diventa “vera”

Il team di Sgnam, il portale che permette di ordinare cibo a domicilio in base alla propria posizione,  all’origine era più che scarno: due soci, Lorenzo (studente di informatica) e Giovanni (studente di Economia). Abbiamo incontrato il primo a Nana Bianca e ci siamo fatti spiegare meglio cos’è Sgnam: un’idea nata come gioco, diventata “vera”.

Ordina a domicilio e risparmia: chi sono i vostri competitor?

«Il più grande è Justeat. Gli altri però si basano sui call center o sui pos, noi invece vendiamo il gestionale ai ristoranti e per primi abbiamo introdotto l’app, sia Ios che Android. Il 95% persone in Europa ordina ancora via telefono, noi stiamo cercando di far switchare da offline a online».

Ci sono elementi che vi contraddistinguono  nel rapporto coi clienti?

«Puntiamo molto sulla fidelizzazione, ad esempio facciamo 5 euro di sconto ogni dieci punti. Per di più, quando un ordine parte, viene ricevuto dal ristoratore in media entro dieci secondi, e lui comunica subito il tempo d’attesa stimato. La comodità non è per nulla paragonabile ai “vecchi” metodi».

Com’è l’avventura in Nana Bianca?

«Siamo arrivati a settembre e  in questi tre mesi siamo cresciuti molto: sia a livello di sito nuovo, che risorse, ci hanno aiutato anche con la costumer aquisition. Il team è raddoppiato: oltre a me e Giovanni ci sono una ragazza che si occupa della questione commerciale, e un altro programmatore».

Solo cose positive, insomma.

«Ci siamo anche scontrati con le difficoltà di tutti gli imprenditori: all’inizio credevamo sarebbe stata difficile l’affiliazione dei ristoranti, ma il 15% della richiesta arriva da loro. È stato più difficile il “salto” di iniziare a credere a un’idea che è una scommessa. Anche se stai facendo l’Università. Per fortuna qui impariamo proprio le cose più “pragmatiche”, facendole».

Uno dei fondamentali per entrare a Nana Bianca è l’innovazione. È qui la vostra forza?

«Noi ci poniamo come qualcosa che aiuta i ristoranti nella gestione degli ordini, non poniamo paletti. Stiamo riuscendo a portare nel digitale in una categoria tendenzialmente non informatizzata, quella dei ristoratori. E analizziamo bene il contesto: ogni città ha sue abitudini, bisogna studiare ambiente, persone, ristoranti. Bologna ad esempio è una città da tanti ordini, ma piccoli, Firenze è più turistica… Per quanto riguarda il monetizzare, invece, prendiamo una percentuale del 10% circa su ogni ordine, quindi noi guadagniamo solo quando il locale guadagna».

Qual è il futuro di Sgnam?

«Abbiamo bisogno di metriche precise per i futuri investitori, e anche di capire con che velocità riusciamo a crescere. Ad oggi siamo a più di seimila ordini, 3000 utenti registrati e ben fidelizzati: il 40% di chi ha usato il portale ritorna: per comodità, per gli sconti, per le raccolte punti che può usare in tutti locali della città».

Startup dell’editoria a raccolta: bando del Salone del libro di Torino

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Che il vecchio “cultura vs innovazione” fosse un cliché è chiaro. Ma se anche fosse stato vero, sappiate che non è più così. Sono tantissime le startupinnovative, tecnologiche e non, come Gypsymovies – che  mettono al servizio di diverse arti le loro idee innovative. Anche il Salone del Libro di Torino, uno degli eventi culturali più grandi d’Italia, ha deciso quest’anno di dedicare uno spazio alle imprese innovative: Area Startup.

Insieme a Digital Festival, infatti, ha lanciato una Call internazionale rivolta a startup che lavorano in ambito editoriale e ne rappresentino la miglior innovazione: in particolare, grande attenzione a chi lavora per una nuova fruizione dei contenuti.

Come si partecipa alla selezione. C’è tempo fino al 15 marzo, per le startup nate dopo il primo gennaio 2011, per accedere al bando internazionale (l’application può essere fatta solo in inglese) per vincere servizi dal valore di 4000 euro. Perché sia considerata valida, oltre alla compilazione del form è necessario caricare il Curriculum Vitae del founder e il pdf di presentazione del progetto/prodotto che si intende presentare al Salone Internazionale del Libro. La partecipazione al bando è completamente gratuita.

In palio. Le startup che si candideranno per la Call avranno la possibilità di ospitate gratuitamente nell’area Book to the Future, in uno spazio riservato denominato “Area Start Up”, costituito da un’area espositiva delimitata e un’arena centrale dedicata ad attività esperienziali. Tra i servizi offerti spazi, incontri e possibilità di pitch. Se siete pronti a candidarvi, potete farlo sul sito di Digital Festival.

H-ack bank is coming

Arriva il primo hackaton del 2014 dedicato al settore bancario

Sabato 8 febbraio, Roncade, ore 9: è questo l’appuntamento per gli hacker “bancari”. H-Farm organizza H-ack bank,  una 24 ore per trovare nuove soluzioni digitali alle sfide cui si trovano davanti i gruppi bancari. Gli operatori del business tradizionale, infatti, saranno aiutati da developer, designer e marketing specialist che cercheranno di risolvere “problemi” di banche a a trovare nuove idee e nuovi approcci di mercato attraverso strumenti digitali.

Cosa succede. Il fondatore di H-Farm, Riccardo Donadon, afferma che anche questa competizione è un “canale ideale per avvicinare i talenti e le aziende, unendoli in weekend super adrenalici finalizzati a risolvere i problemi reali delle imprese che partecipano. I giovani hanno modo di capire meglio il mondo delle aziende e farsi notare, queste ultime di raccogliere idee nuove”. Insomma, un altro modo per ricordare che  «Il treno dell’innovazione e delle opportunità sta passando e noi dobbiamo assolutamente salirci»: non basta parlare di innovazione e digitale, è necessario che chi già fa impresa e chi vorrebbe farla si incontrino sul terreno della concretezza, capendo cosa possono fare gli uni per gli altri.

In palio. Intanto, un premio da ognuna delle aziende partecipanti: i gruppi bancari Unicredit, Gruppo Banca Ifìs e Intesa San Paolo. Inoltre, i partecipanti possono anche entrare a far parte di H-Camp, il programma di accelerazione di H-Farm, in cui potranno continuare a sviluppare il proprio progetto.

Se siete developer, designer e marketing specialist interessati alla manifestazione, qui il link per iscriversi all’evento.