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Startup: come si misura un fallimento

Nelle foto: Augusto Coppola introduce la visione di InnovAction Lab

di Stamattina si parla di talento e innovazione a Chiavenna, ma chi vuole fondare una startup una dritta l’ha già avuta lunedì a TagMilanoAugusto Coppola ha presentato a dei potenziali studenti  il corso di InnovActionLab,  nato per avvicinare studenti universitari e startup.

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Medicina e cura della persona: le novità in movimento. Anche su SiamoSoci

Cosa vuol dire occuparsi di medicina e lavorare per una startup innovativa? Tante cose, dal riuscire a vendere al colosso Clovis Oncology – come è successo a Eos – a utilizzare il trend dei wearable device come strumento per la sicurezza della salute dei bambini, come fa My Angel Children Care. Anche MyHealthBox, la piattaforma web che realizza e distribuisce fogli illustrativi digitali per il settore farmaceutico, in sostituzione di quelli cartacei, ha deciso di utilizzare uno strumento nuovo per un’esigenza conosciuto da tutti i pazienti, conoscere la posologia dei farmaci.

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Cabeo, il tuo taxi in un click

matteo

Immaginate un mondo dove per avere un taxi basta un click: c’è già, e sta suscitando diverse polemiche. Non è una novità che nel mondo del trasporto su ruote ci sia una rivoluzione in atto, ve ne abbiamo già parlato: Matteo Pellegrini, 29 anni, vuole esserne un pioniere. Cabeo è un’app per smartphone che permette agli utenti di trovare il taxi più vicino a loro attraverso la geolocalizzazione: con un click il tassista viene avvisato e l’utente sa subito quanto impiegherà ad arrivare grazie all’algoritmo integrato nella piattaforma.
Tu hai portato l’idea in Italia – per ora a Milano – come ne sei venuto a conoscenza?

«Ho scoperto quest’app (Hailo) a Londra, dopo una festa in un posto lontanissimo da qualsiasi mezzo pubblico. Un amico me l’aveva installata sullo smartphone e io per curiosità l’ho provata. Cinque minuti dopo ero dentro il taxi che era arrivato da una stradina alle mie spalle: sarebbe stato difficile accorgermene da solo. Ed è stato anche l’autista a iniziare a tessere le lodi delle app».

Da innamorarsi di un’idea a fondare un’azienda, però, ce ne passa…

«Certo, ma io avevo già avuto esperienze imprenditoriali, la prima quando avevo 19 anni: lasciai l’università (economia aziendale) proprio per fondare un’azienda di import di vestiti dal Medio Oriente,. Nel 2009 ho fondato spedire.com che poi ho venduto nel 2012 per dedicarmi a Cabeo».

Quali sono le difficoltà per un la vostra impresa?

«So che la risposta più di moda è la burocrazia. Ma ti dirò: per noi sono gli interessi già esistenti nel mercato, in questo caso i RadioTaxi. I tassisti sono costretti a versargli tutto l’anno (anche quando non lavorano, quando sono in vacanza…) 200 euro al mese. Cabeo invece chiede al tassista solo 70 centesimi a corsa: imparagonabile. Infatti 600 tassisti su 5000, a Milano, sono già sulla nostra piattaforma: Per l’utente finale, invece, l’app è gratis».

Cos’hai da dire rispetto alla “guerra tra taxi” che si sta consumando proprio nella città Meneghina?

«Intanto vorrei sottolineare che Uber non è un nostro “vero” competitor. Noi non facciamo parte del mondo Ncc (noleggio con conducente) in senso stretto, operiamo solo con i taxi nel pieno rispetto delle regole. E’ evidente che una piattaforma più moderna che contenga tutto dalla chiamata, all’assegnazione al pagamento con la carta di credito è una cosa che è ormai attuale in tutto il mondo e noi vogliamo che lo sia anche in Italia, utilizzando i taxi, che hanno delle garanzie (il tassametro con tariffe certe e macchine controllate dal comune). Sulla “guerra” dico: la tecnologia non si ferma con le mani. E’ solo una questione di tempo; come sono spariti i cavalli come mezzi di trasporto, anche il sistema attuale cambierà, in meglio per tutti».

La guerra dei taxi continua. E tra le startup si discute…

SiamoS photoTaxi e settimana della moda: ne abbiamo parlato e se ne parla ancora. Sui giornali spesso sembra che gli attori di questa battaglia siano Uber e i tassisti. Ma, se fosse così, sarebbe troppo semplice: a entrare nel dibattito ci sono anche le startup che si occupano di mobilità, come ezTaxi, app che permette all’utente di trovare un taxi nel minor tempo possibile. Grazie alle sue funzioni l’app permette anche il pagamento con carta di credito e avvisa l’utente quando manca un minuto all’arrivo del taxi, così da non doverlo aspettare in strada.

«E’ chiaro che tutti, anche i tassisti, si rendono conto che bisogna far fronte all’innovazione – spiega Tommaso Lazzari, ceo di ezTaxi, presente dal 2013 sulla piattaforma di SiamoSoci – siamo di fronte a una trasformazione in corso, e secondo me il vero competitor dei taxi non è nemmeno Uber, ma sono i servizi di carsharing come Car2Go ed Enjoy».

Come si pone ezTaxi nel dibattito tra tassisti e gli altri protagonisti del mondo della mobilità che sta infiammando Milano?

«Dicendo che all’innovazione si può rispondere solo con altra innovazione, se no saremmo ancora in giro con il calesse. Bisogna migliorare l’offerta in base alla richiesta, ma modellarla anche seguendo cosa fanno i competitor. Insomma, sappiamo che, per sopravvivere, il taxi deve diventare ancora più semplice e comodo da usare. E siamo qui per questo».

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Crisi dell’editoria? Abacus non ci sta e punta al digitale

25 anni di competenze e un mercato su cui diventare ancora più forti  

Mentre manca poco alla chiusura della call del Salone del Libro per le startup innovative che si occupano di editoria, vi presentiamo Abacus, una delle imprese presenti su SiamoSoci, che opera proprio in questo mondo: ce ne parla il fondatore Augusto Vecchi.

Augusto, come è nata Abacus?

«Da un viaggio a Lugano: la Vecchi Editore, da 25 anni protagonista del settore libri per ragazzi, rischiava di “sedersi sugli allori”. Tornando nella città Svizzera della mia gioventù, ho saputo che per il secondo anno consecutivo è stata nominata la “nazione più innovativa al mondo”. Infatti, ho percepito un fermento positivo che mi ha dato nuovi stimoli professionali e la voglia di rimettermi in gioco investendo nel settore digitale».

Qual è il vostro obiettivo?

«Mantenere la leadership in certi mercati e conquistarne di nuovi! Attualmente con la Vecchi Editore abbiamo il 4% dell’intero export nazionale italiano del nostro comparto. Con Abacus intendiamo diventare protagonisti globali anche della cultura digitale e dell’intrattenimento mobile. E con ill fatto che abbiamo già clienti in 42 paesi, questo obiettivo sarà più veloce».

Come è stato trasportare tutta la competenza editoriale nel settore digitale?

«Semplicemente una naturale evoluzione, dall’editoria cartacea a quella digitale. Con Abacus, tutte le piattaforme di e-commerce avranno la possibilità di avere in versione digitale tutti quei contenuti di qualità che per anni sono stati il core business della Vecchi Editore. Non vogliamo più commissionare a terzi lo sviluppo di un’App o un di un eBook: noi vogliamo che il know-how di questa tecnologia diventi proprietario per poter creare velocemente e improprio prodotti Abacus, nonché quelli dei nostri clienti editori».

Avete deciso di lanciarvi in un mondo che oggi è popolato di competitor…

«Anche in questo ci viene in aiuto l’esperienza: avere origine in una casa editrice che opera sui mercati internazionali ed è conosciuta per la sua serietà e prodotti di elevata qualità, è molto vantaggioso. Siamo abituati a competere a livello mondiale, ma i valori aggiunti che ci permetteranno di guadagnare nuove fette di mercato, saranno apportati anche dalla competenza e tecnologia di nuovi partner. Proprio in questi giorni siamo in trattativa con un colosso Tedesco della distribuzione e con un innovativo sviluppatore Cinese».

Cosa vuol dire lavorare nel settore culturale oggi?

«Essere tra coloro che sostengono la cultura è sicuramente un ruolo di responsabilità. Più volte siamo stati chiamati dal Ministero degli Esteri e da quello della Cultura a rappresentare l’Italia nelle fiere internazionali. Con Abacus continueremo la nostra mission aiutando genitori e bambini di tutto il mondo ad avvicinarsi alla cultura del libro, esso sia cartaceo o digitale. Già, perché se vogliamo che la classe dirigente di domani sia culturalmente preparata, dobbiamo fare in modo che i nostri figli amino la lettura».

Quali sono i prossimi passi di Abacus?

«Ci stiamo preparando per la presentazione ufficiale di Abacus, che avverrà a fine marzo in occasione della Children’s Book Fair di Bologna, dove saremo presenti con un grande stand di 32 m2. Nel frattempo si sono aperte le candidature per ricercare sviluppatori e web design, professionisti che andranno a formare il team digitale che si affiancherà all’attuale team commerciale».

Per saperne di più su Abacus, visita il suo profilo su SiamoSoci