impresa Risultati di ricerca per

Sgnam, cibo a domicilio



Due universitari e un’impresa che diventa “vera”

Il team di Sgnam, il portale che permette di ordinare cibo a domicilio in base alla propria posizione,  all’origine era più che scarno: due soci, Lorenzo (studente di informatica) e Giovanni (studente di Economia). Abbiamo incontrato il primo a Nana Bianca e ci siamo fatti spiegare meglio cos’è Sgnam: un’idea nata come gioco, diventata “vera”.

Ordina a domicilio e risparmia: chi sono i vostri competitor?

«Il più grande è Justeat. Gli altri però si basano sui call center o sui pos, noi invece vendiamo il gestionale ai ristoranti e per primi abbiamo introdotto l’app, sia Ios che Android. Il 95% persone in Europa ordina ancora via telefono, noi stiamo cercando di far switchare da offline a online».

Ci sono elementi che vi contraddistinguono  nel rapporto coi clienti?

«Puntiamo molto sulla fidelizzazione, ad esempio facciamo 5 euro di sconto ogni dieci punti. Per di più, quando un ordine parte, viene ricevuto dal ristoratore in media entro dieci secondi, e lui comunica subito il tempo d’attesa stimato. La comodità non è per nulla paragonabile ai “vecchi” metodi».

Com’è l’avventura in Nana Bianca?

«Siamo arrivati a settembre e  in questi tre mesi siamo cresciuti molto: sia a livello di sito nuovo, che risorse, ci hanno aiutato anche con la costumer aquisition. Il team è raddoppiato: oltre a me e Giovanni ci sono una ragazza che si occupa della questione commerciale, e un altro programmatore».

Solo cose positive, insomma.

«Ci siamo anche scontrati con le difficoltà di tutti gli imprenditori: all’inizio credevamo sarebbe stata difficile l’affiliazione dei ristoranti, ma il 15% della richiesta arriva da loro. È stato più difficile il “salto” di iniziare a credere a un’idea che è una scommessa. Anche se stai facendo l’Università. Per fortuna qui impariamo proprio le cose più “pragmatiche”, facendole».

Uno dei fondamentali per entrare a Nana Bianca è l’innovazione. È qui la vostra forza?

«Noi ci poniamo come qualcosa che aiuta i ristoranti nella gestione degli ordini, non poniamo paletti. Stiamo riuscendo a portare nel digitale in una categoria tendenzialmente non informatizzata, quella dei ristoratori. E analizziamo bene il contesto: ogni città ha sue abitudini, bisogna studiare ambiente, persone, ristoranti. Bologna ad esempio è una città da tanti ordini, ma piccoli, Firenze è più turistica… Per quanto riguarda il monetizzare, invece, prendiamo una percentuale del 10% circa su ogni ordine, quindi noi guadagniamo solo quando il locale guadagna».

Qual è il futuro di Sgnam?

«Abbiamo bisogno di metriche precise per i futuri investitori, e anche di capire con che velocità riusciamo a crescere. Ad oggi siamo a più di seimila ordini, 3000 utenti registrati e ben fidelizzati: il 40% di chi ha usato il portale ritorna: per comodità, per gli sconti, per le raccolte punti che può usare in tutti locali della città».

H-ack bank is coming

Arriva il primo hackaton del 2014 dedicato al settore bancario

Sabato 8 febbraio, Roncade, ore 9: è questo l’appuntamento per gli hacker “bancari”. H-Farm organizza H-ack bank,  una 24 ore per trovare nuove soluzioni digitali alle sfide cui si trovano davanti i gruppi bancari. Gli operatori del business tradizionale, infatti, saranno aiutati da developer, designer e marketing specialist che cercheranno di risolvere “problemi” di banche a a trovare nuove idee e nuovi approcci di mercato attraverso strumenti digitali.

Cosa succede. Il fondatore di H-Farm, Riccardo Donadon, afferma che anche questa competizione è un “canale ideale per avvicinare i talenti e le aziende, unendoli in weekend super adrenalici finalizzati a risolvere i problemi reali delle imprese che partecipano. I giovani hanno modo di capire meglio il mondo delle aziende e farsi notare, queste ultime di raccogliere idee nuove”. Insomma, un altro modo per ricordare che  «Il treno dell’innovazione e delle opportunità sta passando e noi dobbiamo assolutamente salirci»: non basta parlare di innovazione e digitale, è necessario che chi già fa impresa e chi vorrebbe farla si incontrino sul terreno della concretezza, capendo cosa possono fare gli uni per gli altri.

In palio. Intanto, un premio da ognuna delle aziende partecipanti: i gruppi bancari Unicredit, Gruppo Banca Ifìs e Intesa San Paolo. Inoltre, i partecipanti possono anche entrare a far parte di H-Camp, il programma di accelerazione di H-Farm, in cui potranno continuare a sviluppare il proprio progetto.

Se siete developer, designer e marketing specialist interessati alla manifestazione, qui il link per iscriversi all’evento.

Una settimana tra le startup

Programmi che si prendono cura e invitano a fondare imprese innovative, leggi che dovrebbero agevolarle, investitori che si accorgono delle startup, nuovi acquisti di Big G, nuove frontiere. Una settimana nel futuro in tre notizie.

Cose che si muovono a livello istituzionale (e non). Ovvero, forse davvero tutti gli attori dell’ecosistema startup hanno capito per lo meno cosa sono. Le iniziative, anche istituzionali, si moltiplicano, ma non tutte vanno a buon fine. Ne è un esempio il programma di Confindustria  AdottUp, in cui  Piccola Industria nel quale le PMI si candidano a diventare incubatori di nuove idee. Si parla anche – più o meno quotidianamente – del Decreto Crescita 2.0 e di come incida, se e quanto, sulla realtà quotidiana delle startup. Stessa cosa dicasi per il piano Destinazione Italia, e le relative misure a favore delle imprese innovative.  Anche il fatto che l’Unico 2014 sia pronto, con la sua voce “detrazioni fiscali per startup”, ma che – pare – il ministro Saccomanni ci abbia messo un bel po’ a firmarlo non  rende certo tranquilli startupper e investitori. In compenso il Salone del libro di Torino e Digital Festival hanno lanciato un bando per le startup digitali che operano in ambito editoriale, e  l’Europa ha stanziato 340k euro per  due concorsi, uno dedicato a chi usa la tecnologia Fi-Ware, uno più generico per la startup.

Per saperne di più su Cose che si muovono a livello istituzionale (e non):

StartupItalia

Contest Europeo

Perché l’Italia non è l’America. Il rischio all’italiana: parlare molto, fare poco. Non è una novità, qualcuno che lo segnala c’è sempre, come Andrea Granelli ( il creatore di Tin.it) sull’Harvard Business Review.  Infatti, secondo il Global Entrepreneurship Monitor, la tensione imprenditoriale italiana è decisamente bassa: il nostro indice di TEA (attività imprenditoriale early stage) è del 3.4% : siamo ultimi in Europa. Anche Repubblica ce lo ha ricordato con  l’intervista doppia a chi fa startup in Italia e chi le fa in Usa. Le prospettive non sono rosee, eppure all’evento di Azimut Libera Impresa, all’incontro promosso da SiamoSoci, più di mille investitori stanno ad ascoltare chi gli parla delle startup come qualcosa su cui investire, e cerca di fargli capire – dall’interno di questo sistema – in cosa consiste davvero questo mondo. Un’altra Italia? O un mondo che si trasforma?

Per saperne di più su Perché l’Italia non è l’America:

SiamoSoci

Gem

Google e Bitcoin ancora protagoniste. Big G ha comprato Deepmind, startup britannica che sviluppa algoritmi in grado di apprendere per applicazioni che comprendono simulazioni, giochi e commercio online, riconfermando il trend dell’internet of things, mentre Bitcoin è stata al centro delle cronache. La settimana è iniziata con l’arresto di Charlie Shem, vice presidente della Bitcoin Foundation, per riciclaggio di denaro attraverso la moneta virtuale. In Usa si parla già della guerra civile di Bitcoin, tra chi lo usa dalla prima ora e chi ha un concetto più “libertino”. Ad ogni modo, occupare le prime pagine dei giornali che si occupano di finanza per una settimana non è stata una brutta mossa. Su quegli stessi giornali, però, si inizia già a parlare di novità che sorpasserebbero Bitcoin nel 2014, dal servizio di pagamento nigeriano Paga a Stripe, che aiuta i sistemi come Foursquare a rendere il pagamento più user-friendly.

Per saperne di più su Google e Bitcoin ancora protagoniste:

Techcrunch

Business Insider

Viaggi nell’ecosistema start up: un giorno a Nana Bianca

6 aprile 2014: segnatevi questa data, perché sulla Hbo inizierà ad andare in onda Silicon Valley, la fiction su quattro amici – ovviamente nerd – che fondano una start up per trovare un  nuovo algoritmo di ricerca.

Mentre in Usa va già in tv, in Italia chi fonda start up spesso sta negli stessi posti. Gli spazi di coworking, o gli acceleratori, come Nana Bianca, a Firenze.

Noi ci siamo stati, e abbiamo parlato con almeno una ventina di founder. Tutte le loro start up sono state accelerate qui, ma hanno idee di impresa diverse almeno quanto lo sono loro, come persone e come imprenditori.

«Intanto le start up che lavorano qui non sono tutte uguali – spiega Federica, che da giugno si occupa di marketing e comunicazione a Nana Bianca – alcune hanno già fatto il loro ciclo di accelerazione e sono rimaste, come Buru Buru. Utilizzano lo spazio di coworking, e noi siamo ci teniamo a mantenere un rapporto costante con le startup accelerate per seguirne la crescita anche dopo l’accelerazione. Al primo piano invece ci sono quelle considerate “interne”, la cui gestione è affidata a Nana Bianca, come Viralize, Domee, Freapp. E ora siamo in attesa di quelle che parteciperanno ad Asteroids 3, prossimo programma di accelerazione».

I criteri per entrare in Asteroids 3 sono in sostanza molto simili a quelli della prima edizione, nel dicembre 2012: la start up deve già avere una versione α o β del prodotto, un team già formato con almeno uno sviluppatore, essere disposto a lavorare nella sede di Nana Bianca per almeno tre mesi. Il passaggio dai sei del primo programma di accelerazione  ai tre attuali è stato uno dei pochi cambiamenti di quest’anno, proprio perché Nana Bianca è un po’ lei stessa una start up, che si trasforma seguendo nuovi bisogni e necessità (dato che si autoalimenta facendo crescere progetti che hanno certi  requisiti, chiedendo in cambio una parte delle quote quando viene costituita la società).

Ma cosa sta succedendo a chi al programma di accelerazione ha già partecipato? Federica ci presenta uno a uno gli imprenditori già passati per i primi due Asteroids: dai fondatori di Sconto Digitale, che avevano partecipato al primo programma di accelerazione e da poco si sono lanciati nell’avventura di Vino75, alle ultime 4 arrivate (Gourmant, Sgnam, Wowcracy e Family Nation) che stanno avendo ottimi risultati, al punto di essere state tutte finanziate da Club Italia Investimenti. Ognuno aveva una storia da raccontare, la sua, e le leggerete qui nei prossimi giorni.

Generazione startup: la parola ai protagonisti

Attorno a una startup spesso nascono miti che provocano interesse. Il partire da zero, l’idea geniale, l’impegno, il fare due lavori. È qu asi semplice aver voglia di fondare una startup. Ma la voglia di investirci? Quella sicuramente non è scontata, ma sicuramente è venuta a chi era presente all’evento di SiamoSoci ad Azimut Libera Impresa. Qui si sono incontrati e confrontati i protagonisti dell’ecosistema delle startup: 1.124 persone hanno riempito l’Auditorium della Fiera di Rho, il 29 gennaio, per l’incontro in cui il popolo degli investitori ha avuto la possibilità di toccare con mano il mondo dell’innovazione attraverso le parole di chi lo vive in prima persona.

Perché il mondo delle startup dovrebbe interessare allora investitori e protagonisti del mondo della finanza? Dai dati dell’introduzione di Dario Giudici, Ceo di SiamoSoci, è chiaro: chi non segue l’innovazione resta indietro e viene travolto, per questo è necessario essere pronti al cambiamento e cercare di comprendere dove siano le possibilità per la propria impresa.