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StartuppaMI, fucina di idee a Coworking Login

In attesa dei  pitch

Imperativi della serata: porta una birra. E ricordati che uno startupper è un pugile

A  StartuppaMI, dove si incontrano gli startuppari (in tutti i sensi), si mangia, si beve e si chiacchera, ma la sfida è nell’aria. Qui le startup combattono, e come su ogni ring ogni bravo pugile ha il suo allenatore. Qui si chiama mentor ed è una startup che è già diventata un’impresa.

Per Yourope, piattaforma  che suggerisce i viaggi più affini a te – c’era Youmove.me, l’azienda B2B supportata da SiamoSoci che rende disponibili dati sui trasporti di qualsiasi tipo. A presentare Scratch and Screen  (piattaforma di Consumer-Generated Big Data), c’era Claudio Erba, Ceo di Docebo, Piattaforma E-Learning per la Fad. A presentare  MyAgonism, vincitore, è stato Giuseppe Ciuni, inventore della Fiera delle Startup. Per Aggiustami.it – l’aggregatore che permette di trovare la carrozzeria più vicina e conveniente per la riparazione dell’auto – a presentare è stato David Semeria, Ceo di Veespo, l’app che raccoglie opinioni e le traduce in numeri.

 

Cosa ci siamo portati a casa:

 I consigli di Duilio Macchi, ceo di Egriot, che ha raccontato le analogia delle vite di boxeur e startupper.

1)      Bisogna sempre fare training

2)      Sei sempre solo

3)      Devi avere un buon team

4)      Devi essere duro (ma con rispetto)

5)      Devi essere sempre avanti a te stesso

6)      Devi credere a chi ha fatto esperienza

Nella foto: perplessità sul bisogno di diventare pugili…

L’entusiasmo di Paolo Raineri, ceo di MYagonism.com (e del suo mentor Giuseppe Ciuni, della Fiera delle Startup). Il suo Linkedin dello sport (sue, ambiziose, parole) raccoglie i dati delle performance dei giocatori.

«Il nostro target ottimale – saranno le squadre che “fanno alveare”, cioè che guadagnano dal plusvalore tra la risorsa acquistata e la “rivendita” del giocatore».

Nella foto: la slide di Myagonism.com che ci ha conquistato

La voglia di provarci di   Scratch&Screen, Aggiustami.it, Yourope.

Ci vediamo al prossimo StartuppaMI!

Lavoro in proprio: le startup in prima linea

Nella foto, l’Hompage dello speciale del Corriere della Sera sull’autoimpiego

Il mettersi in proprio salva l’Italia? Secondo qualcuno sì. E su questo le startup supportate da SiamoSoci non sono seconde a nessuno

Non so se avete mai visto Un boss in incognito. Si, quel programma in cui un top manager si traveste e va a lavorare con i suoi operai. O chiunque siano, insomma, condivide le ore di lavoro coi suoi dipendenti. Il 10 febbraio è andata in onda una puntata in cui Paolo Penati, top manager di Qvc teneva un discorsetto – un po’ paternalistico, ok – a un giovane dipendente dandogli del rassegnato perché felice di aver trovato il posto fisso.

Anche uno dei maggiori quotidiani nazionali è da poco uscito con uno speciale sull’autoimpiego. Non nascondono anche attraverso altri articoli la propria convinzione che a salvare un mondo del lavoro definito in crisi e precario da tempo immemore ci vorrebbe un po’ di spirito d’iniziativa. E il ribellarsi all’idea della sicurezza a tutti i costi.

In questi casi è facile che emerga il concetto di startup, ed effettivamente SiamoSoci è popolata da tantissimi imprenditori che hanno deciso di abbandonare il “posto fisso” per credere nella propria impresa: come Manlio, ex marketing manager di Ferrari, che – dopo mesi di doppio lavoro – ha deciso di dedicarsi completamente a Sailogy, il suo marketplace per il noleggio delle imbarcazioni.

Qualcun altro invece ha sempre avuto uno “spirito imprenditoriale” latente – come Gerard, di BringMe, che già prima di dedicarsi ai progetti sul carpooling si occupava di immobli. Non ultimi vengono coloro che sono stati in grado di leggere i segnali del mercato  e innovare la propria impresa, che esisteva già, da Marco, ideatore di Lapsy, a Lorenzo MInoli, che col figlio Stefano ha dato vita a GypsyMovies.

Insomma, se il mettersi in proprio è una delle chiavi che farà svoltare l’Italia, SiamoSoci e le sue startup sono in prima linea.

News dal mondo delle startup

Tra chi vende,  chi compra e chi propone nuove misure ecco le news dal mondo delle startup.

Startup e Social Network:

Linkedin ha ufficializzato l’acquisto di Bright, una startup che si occupa di job search. La cifra per ottenerla pare si aggiri attorno ai 120 milioni di dollari, la cifra più alta che il Social Network del lavoro abbia mai sborsato. L’obiettivo è risparmiare fatica sia a chi cerca, sia a chi offre lavoro, grazie all’analisi dei dati inseriti dall’utente in base a una specifica mansione.

Per saperne di più:

Bright

Startup in crescita:

Wanderio, una delle startup supportate da SiamoSoci, ha ottenuto un raise da 200k € attraverso ompagine di business angel e realtà quali Translated, Xandas e Club Italia Investimenti 2.  Il ceo Matteo Colò ha affermato che così sarà possibile consolidare la piattaforma tecnologica e lavorare sulla prossima release e sulla sua diffusione, sopratutto in ambito europeo.

Per saperne di più:

Finsmes

Altre misure per le startup dall’Europa:

La Bei, Banca Europea per gli investimenti, promuove alcune linee di credito in collaborazione con le banche nazionali, rivolte a piccole e medie imprese e startup. Assieme a Intesa San Paolo saranno erogati 240 milioni di euro, ad aderire anche Ubi Banca.

Per maggiori informazioni: Il progetto Youth for Jobs

Pmi al femminile:

Buone notizie per le imprenditrici: dai bandi di Girls in Tech alla sezione speciale del fondo centrale, ecco le possibili agevolazioni:

PMI al femminile

Non solo Sharing Economy, ma anche Forex, trading, aumento di capitali: una startup sulla strada di Bloomberg Pro

Ultimamente i settori più menzionati nel mondo delle startup sono: sharing economy, settore food, made in Italy. E il trading? Il forex? Insomma, c’è chi opera in un settore meno affascinante a livello mediatico ma molto considerato dal punto di vista finanziario, come Finware. E la storia è ancora più appassionante se la biografia dei founder non è così lineare…Daniele Repossi, per esempio, è del 1986, ma esordisce affermando di essere nato “a vent’anni”.

Chi eri nel 2006, Daniele?

Un ragazzo con un diploma da perito elettronico e delle telecomunicazioni… che non aveva proprio la stoffa del dipendente! È una cosa abbastanza comune in famiglia, la mentalità imprenditoriale: e per me non vuol dire solo non “riuscire” a essere un dipendente. Significa avere sempre bisogno di creare e migliorare, senza aver paura di mettere in discussione qualcosa che c’è già… e questo non è sempre ben visto in un lavoratore dipendente.

Cos’hai fatto quando hai capito di essere nella posizione “sbagliata”?

Ho iniziato a partecipare a corsi di formazione legati al business, ma costavano molto: per questo ho iniziato a lavorare proprio con la persona che li teneva, facendo il procacciatore d’affari. Dopo qualche tempo sono passato alla concorrenza, specializzata nel trading, dove ho trovato tecniche interessanti . Quando ho smesso di lavorare per loro, ho aperto quel che sarebbe poi diventato Finware, la società del mio indicatore OrangeIndicator.

Come funziona OrangeIndicator?                                                                  

È un aggregatore di indicatori che fa uso di dati economici pubblicati ogni settimana dalle Banche, dati che  vengono consegnati alla Sec (la Consob americana) proprio dalle Banche, o comunque da grossi istituti finanziari, che indicano su cosa e in che direzione hanno investito. L’algoritmo di OrangeIndicator permette di leggere con maggior semplicità  trend futuri su base di spostamenti di capitali.

Avete dei competitor?

In Italia questi dati vengono utilizzati da timingcharts.com e qualche broker, come su Dukascopy. Noi però non prendiamo solo i dati, ma abbiamo un vero e proprio algoritmo, che dà indicazioni. Il nostro core business, però, è differente da chiunque raccolga questi dati in Italia: noi ci rivolgiamo ai trader, e Bloomberg – la piattaforma su cui ci inseriremo – ha il 33% dell’intero settore finanziario, e ha creato una piattaforma che costa, in abbonamento, circa 2000 dollari al mese (per cui è accessibile solo a operatori dell’alta finanza e top traders). Proprio su Bloomberg nel 2012 ha preso forma un app portal, un po’come Google Play Store, creato nel 2012. Al momento sul portale sono presenti 45 applicazioni e la nostra idea è diventare la numero 46, dato che Bloomberg è molto interessata alla nostra app.

Cosa dobbiamo aspettarci da Finware?

Sicuramente un trasferimento, anche fisico, a Londra. Legalmente siamo già lì, perché in Italia gli indicatori non sempre hanno possibilità di operare liberamente: c’è molta burocrazia a frenarci. E visto che il nostro primo obiettivo è proprio la sede londinese di Bloomberg, vorrei snellire il dialogo tra loro e la mia società. E poi l’arrivo di nuovi sviluppatori nel team per mettere a punto la app da proporre a Bloomberg.

 Per saperne di più su Finware, clicca qui.

Pmi al femminile: nuovi fondi e bandi

Nella foto il team di Buru Buru (quasi tutto) al femminile
La pmi in Italia ha grandi protagonisti ma anche grandi protagoniste: che il mondo femminile sia primario in questo settore è una realtà.  Tra le nuove imprese nate in Italia nel corso del 2013, a trainare sono le imprese femminili: rispetto al 2012, le iscritte ‘rosa’ sono il 4% in più, contro una variazione media che si attesta a +0,2% (Dati Camera di Commercio Monza e Brianza basati sul Registro delle Imprese).

SiamoSoci conferma questa tendenza: diverse le startup a vocazione femminile registrate sulla piattaforma, come Fannabee e Buru Buru. Tra le“ragazze” che hanno deciso di portare avanti la loro idea, spesso lasciando un lavoro da dipendenti, qualcuna ha corso da sola, come Antonella, ideatrice di Fannabee, che ha investito tutto in un progetto nato dalla sua passione per Kylie Minogue. Qualcun’altra, come Lisa di Buru Buru, insieme alla sorella Sara e altre ragazze ha creato un vero e proprio team (quasi tutto) al femminile per valorizzare il made in Italy. Lei infatti afferma «Non è un caso che la parola creatività sia femminile. Innovazione pure. Impresa anche. Ci vuole un certo carattere per gestire situazioni difficili. Un bel sorriso poi, fa sempre piacere…».

Di questo pare si sia accorto il ministero dello sviluppo economico: è diventata operativa, infatti, la  Sezione Speciale del Fondo Centrale destinata all’imprenditoria femminile. Sarà possibile alle piccole e medie imprese femminili accedere con maggiore facilità e a condizioni di favore a 300 milioni di euro di credito attivato. È d’obbligo per le imprese partecipanti essere

–          società cooperative e le società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne

–          società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne

–          imprese individuali gestite da donne.

A questo link sono disponibili maggiori informazioni ma anche tutte le indicazioni per presentare la domanda.

Anche Girls In Tech, che promuove la crescita e il successo delle donne e delle startupper nel settore della tecnologia,  ha riaperto la “caccia” alle imprenditrici che si occupino di tecnologia: l’application si fa qui, ed è dedicata alle fondatrici di startup innovative.