google Risultati di ricerca per

Made in Italy: le startup al lavoro

Nella foto: la home del Google Institute

Ci sono problemi che non tramontano, uno – ultimamente molto in voga in Italia – è la salvaguardia del Made in Italy. Non molto tempo fa su CheFuturo, il celebre “Lunario dell’innovazione”, è stata riportata l’infografica della Cna al grido de “Le imprese devono innovare”:

(altro…)

Wearable device, la startup Lapsy è in prima linea in un settore in crescita

Che quello dei wearable device sia un trend è una realtà. E Lapsy, la startup fondata da Marco Malaguti, non se lo fa certo scappare. Marco in realtà ha una ditta di software che opera in molti settori. Proprio per questo ha avuto la possibilità di tenere sott’occhio il mercato. E di capire che il trend dei wereable device è in via di sviluppo, soprattutto negli Stati Uniti.

Ma cos’è esattamente Lapsy?

Un braccialetto: la mia ditta sviluppa app per la domotica e anche per questo abbiamo deciso di creare un oggetto che interagisse non solo tramite un’app, ma tramite il corpo umano.  Lapsy lavora tramite bluetooth, e ha un display a led attraverso cui comunica con l’utente: una volta messo fornisce informazioni  sia grazie alla sincronizzazione con altri device dell’utente, sia grazie al fatto che “vede” ciò che lo circonda.

Voi però non avete in mente di rivolgervi direttamente all’utente finale…

Abbiamo due possibili sviluppi di business: il primo è creare API per programmatori terzi. In questo caso il bracciale diventa utilizzabile da innumerevoli applicazioni in diversi settori, lo venderemmo quindi vendere a chi usa altri software. Il secondo è fornire Lapsy a grandi brand con funzionalità e design personalizzabili e lasciare che venga usato anche per il proximity marketing.

In questo, però, avete non pochi competitor…

Certo, in qualche modo cerchiamo di differenziarci, perché il nostro obiettivo è dare un gadget riutilizzabile, avendo la possibilità di veicolare informazioni in un momenti diversi a seconda del luogo dove ci si trova, in più con il bracciale interagiamo anche con l’impiantistica di casa o dei negozi creando un esperienza utente molto coinvolgente.

E per la privacy?

Non abbiamo problemi più grossi di quelli che potrebbero avere Facebook o Google. Ci tengo a precisare che noi ovviamente sviluppiamo il marketing, ma siamo partiti dall’idea di creare qualcosa che davvero rendesse la vita migliore e più semplice.

Quali sono state le vostre difficoltà “imprenditoriali”?

Per me che ero già imprenditore, iniziare a lavorare come startup ha portato principalmente vantaggi. Il modo di lavorare è diverso – banalmente siamo in un incubatore, a Modena – e lo viviamo come una risorsa. Prima sviluppavi un prodotto e lo tenevi nascosto finché non era finito: oggi invece siamo più “aperti” e tutti ci danno una mano da quando condividiamo il progetto. Rimane il fatto del tempo – che non è mai abbastanza – e degli investimenti da trovare. Ma per un vero imprenditore sono problemi “da tutti i giorni”.

 

Startup: news della settimana

In Italia si aiutano le startup, ma i giganti del web (Yahoo) se ne vanno. Intanto Facebook, la startup che ce l’ha fatta, compie dieci anni, Obama chiede alla Nazione di imparare a programmare e quattro ragazzi vincono Startup Weekend a Milano. Senza dimenticare che Microsoft ha un nuovo Ceo, Google ha venduto Motorola e Amazon ha comprato Double Helix.

1)   L’Italia agevola le startup

Il gruppo Uvet, leader italiano nel mondo dei viaggi, è entrato nella compagine societaria di Digital Magics, venture incubator. Insieme hanno lanciato “Open Innovation Advisory”, il programma di finanziamenti per startup nel settore del turismo. È partita anche la seconda edizione di Startup Revolutionary Road, che ha come ambizioso obiettivo raggiungere per lo meno i numeri 2013 per quanto riguarda i giovani coinvolti (20.000) e la creazione di 900 posti di lavoro, con maggior coinvolgimento di studentesse e Università del Sud. E poi, ve lo ricordate il bando ministieriale per startup che aveva fatto discutere tutti? Ne hanno discusso ancora, ma finalmente è stato sbloccato: gli aumenti di capitale previsti saranno “spalmati” su un anno. Sempre parlando di istituzioni, è uscita la Guida al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI per startup innovative o investitori.

Per saperne di più:

La Guida

Open Innovation Advisory

2) Ma Yahoo se ne va. In Irlanda.

Avete in mente quel paese che piace tanto alle società web, per “ragioni organizzative”. Si vocifera che a far compiere il grande salto sia stato proprio il fattore economico di cui si è parlato molto anche per la webtax. Dal 21 marzo il colosso va a Dublino. Le differenze per gli utenti non sono molte, ma sono stati tutti avvisati per questioni relative alla gestione dati.

Per saperne di più: Le faq di Yahoo sul trasferimento  

3)   Dieci anni di Facebook. Nel caso in cui non ve ne siate accorti, il Social Network di Zuckeberg ha fatto gli anni. Noi abbiamo cercato di ripercorrere le tappe della startup che ce l’ha fatta e ha lanciato Paper, l’app per le Social News.

     Per saperne di più: Facebook paper

4)   Diventa virale sul web il video in cui Obama chiede al popolo americano di imparare la programmazione. Intanto a Talent Garden vincono lo Startup Weekend di Milano quattro ragazzi che progettano telecamere di sicurezza intelligenti che sfruttano la tecnologia del 3D.

Per saperne di più:  I vincitori dello Startup Weekend a Milano

Obama chiede agli Usa di imparare a programmare

5)  Fuori dall’ Italia, intanto, Satya Nadella è il nuovo Ceo di Microsoft. Ci lavora dal 1992 e, col tempo, era diventato vicepresidente del settore Cloud. Secondo Bill Gates, “Nadella  ha una visione chiara sia di cosa saranno le nuove tecnologie, sia di quel che sarà meglio per il futuro di Microsoft. Intanto Google ha venduto Motorola a Lenovo, a soli due anni dall’acquisto, e Amazon ha comprato Double Helix, famoso studio del mondo dei videogiochi.

Per saperne di più: Techrunch

Per saperne di più: Il comunicato stampa di Microsoft

Startup, chi viene comprato e chi non decolla: perché?


Prima è venuta Nest, specializzata in dispositivi hi-tech per la casa. Poi è stata la volta di Deepmind, che si occupa di intelligenza artificiale: insomma, che i grandi della Silicon Valley facciano acquisti nel mondo delle startup è un fatto. Quel che non è certo però è chi sceglieranno. Certo, Google sta andando nella direzione dell’internet of things e anche questo è un fatto. Ma quali sono i consigli di chi è stato “acquistato” dai “giganti” del web?

Business Insider ha fatto l’ambizioso tentativo di chiedere ai founder delle startup già comprate cosa avesse fatto la differenza. Clamorosamente (o no?), nessuno ha risposto con certezza che a distinguerli era la stato il loro prodotto, ma tutti hanno accennato all’importanza del networking. Le voci non erano tutte d’accordo, addirittura si arriva a ipotizzare una scala di “rilievo” di questa pratica. Howard Lerman, CEO e co-fondatore di yExt, sostiene che la conoscenza delle persone giuste sia sì fondamentale, ma solo se relativa alle acquisizioni fino a cento milioni di dollari: dopo, è primari che il business sia ritenuto una svolta fondamentale da qualcuno sul mercato.

Anche Vincenzo Di Nicola, la cui GoPago è stata acquistata da Amazon (forse in vena di acquisti, se davvero vuole diventare il maggior competitor di PayPal), ha raccontato la sua storia a StartupItalia senza accennare a conoscenze interne. Ma il suo concetto di networking, forse, era più ampio: già durante l’Università era emigrato in Silicon Valley.

Sempre su StartupItalia Silvano Spinelli, il fondatore della EOS, comprata da Clovis per 400 milioni di dollari. Anche lui ha insistito sulla volontà dei founder di andare in una certa direzione, sostenendo che “Noi abbiamo fatto la società dicendo ai soci: se volete un’azienda che diventi grande, allora, quella non siamo noi; noi vogliamo far crescere i progetti”.

Insomma, non c’ è una risposta univoca a chi si chiede cosa renda un’impresa innovativa una startup vincente. Per chi è già un passo oltre, invece, sono infiniti i decaloghi su cosa rende un’imprenditore un uomo di successo. Breve e pratico quello di Business Insider, che include tra le doti l’essere fortemente motivati, lo scegliere imprese che collimino con le loro passioni di lunga data, la tendenza a tagliare le spese anche personali pur di finanziare le loro idee, la capacità di non abbattersi davanti alle inevitabili battute d’arresto.

Una settimana tra le startup

Programmi che si prendono cura e invitano a fondare imprese innovative, leggi che dovrebbero agevolarle, investitori che si accorgono delle startup, nuovi acquisti di Big G, nuove frontiere. Una settimana nel futuro in tre notizie.

Cose che si muovono a livello istituzionale (e non). Ovvero, forse davvero tutti gli attori dell’ecosistema startup hanno capito per lo meno cosa sono. Le iniziative, anche istituzionali, si moltiplicano, ma non tutte vanno a buon fine. Ne è un esempio il programma di Confindustria  AdottUp, in cui  Piccola Industria nel quale le PMI si candidano a diventare incubatori di nuove idee. Si parla anche – più o meno quotidianamente – del Decreto Crescita 2.0 e di come incida, se e quanto, sulla realtà quotidiana delle startup. Stessa cosa dicasi per il piano Destinazione Italia, e le relative misure a favore delle imprese innovative.  Anche il fatto che l’Unico 2014 sia pronto, con la sua voce “detrazioni fiscali per startup”, ma che – pare – il ministro Saccomanni ci abbia messo un bel po’ a firmarlo non  rende certo tranquilli startupper e investitori. In compenso il Salone del libro di Torino e Digital Festival hanno lanciato un bando per le startup digitali che operano in ambito editoriale, e  l’Europa ha stanziato 340k euro per  due concorsi, uno dedicato a chi usa la tecnologia Fi-Ware, uno più generico per la startup.

Per saperne di più su Cose che si muovono a livello istituzionale (e non):

StartupItalia

Contest Europeo

Perché l’Italia non è l’America. Il rischio all’italiana: parlare molto, fare poco. Non è una novità, qualcuno che lo segnala c’è sempre, come Andrea Granelli ( il creatore di Tin.it) sull’Harvard Business Review.  Infatti, secondo il Global Entrepreneurship Monitor, la tensione imprenditoriale italiana è decisamente bassa: il nostro indice di TEA (attività imprenditoriale early stage) è del 3.4% : siamo ultimi in Europa. Anche Repubblica ce lo ha ricordato con  l’intervista doppia a chi fa startup in Italia e chi le fa in Usa. Le prospettive non sono rosee, eppure all’evento di Azimut Libera Impresa, all’incontro promosso da SiamoSoci, più di mille investitori stanno ad ascoltare chi gli parla delle startup come qualcosa su cui investire, e cerca di fargli capire – dall’interno di questo sistema – in cosa consiste davvero questo mondo. Un’altra Italia? O un mondo che si trasforma?

Per saperne di più su Perché l’Italia non è l’America:

SiamoSoci

Gem

Google e Bitcoin ancora protagoniste. Big G ha comprato Deepmind, startup britannica che sviluppa algoritmi in grado di apprendere per applicazioni che comprendono simulazioni, giochi e commercio online, riconfermando il trend dell’internet of things, mentre Bitcoin è stata al centro delle cronache. La settimana è iniziata con l’arresto di Charlie Shem, vice presidente della Bitcoin Foundation, per riciclaggio di denaro attraverso la moneta virtuale. In Usa si parla già della guerra civile di Bitcoin, tra chi lo usa dalla prima ora e chi ha un concetto più “libertino”. Ad ogni modo, occupare le prime pagine dei giornali che si occupano di finanza per una settimana non è stata una brutta mossa. Su quegli stessi giornali, però, si inizia già a parlare di novità che sorpasserebbero Bitcoin nel 2014, dal servizio di pagamento nigeriano Paga a Stripe, che aiuta i sistemi come Foursquare a rendere il pagamento più user-friendly.

Per saperne di più su Google e Bitcoin ancora protagoniste:

Techcrunch

Business Insider