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Chef dovunque, la startup dei primi piatti italiani

Chef Dovunqe

Non è una startup del mondo digitale, come quelle di cui si sente parlare più spesso sui giornali. Ma la startup attualmente in campagna su SiamoSoci, Chef Dovunque, ha dato vita a un prodotto innovativo, ha già coinvolto Business Angel e fondi di Venture Capital, in un settore che, in un momento come Expo 2015 ha gli occhi puntati addosso: quello del food.

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Vini e E-Commerce, dove operano le startup “Food & Beverages”

Wine

L’imprenditoria innovativa sta cambiando profondamente uno dei settori fondamentali del  “Made in Italy”, quello agroalimentare. Secondo la ricerca condotta da SiamoSoci, le startup operanti nel settore “Food & beverages” sono un centinaio, con un’altissima percentuale di siti e-commerce operanti prevalentemente nella vendita di vino.

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Risparmio Super: nuove soluzioni dall’ecommerce per il settore food

Risparmio Super Team

Che le startup del food in Italia siano in continua crescita è un dato di fatto: secondo la nostra ricerca, il 38,9% delle startup di questo settore appartengono alla macro area dell’ecommerce.

 

Risparmio Super è protagonista di questo trend e sta cavalcando il successo: il sito di comparazione prezzi è anche un’app che porta vantaggi a tutti i coinvolti: utenti finali, marchi, catene di supermercati.

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Dal Web alla tavola: il boom delle startup agroalimentari italiane

foodcanvas

In Italia, si sa, il cibo è una cosa dannatamente seria. Un’attenzione, quella per il mangiare e il bere bene, che si sta diffondendo rapidamente anche nel settore dell’imprenditoria innovativa. E se, come riporta il blog di CBinsight, negli Stati Uniti, lo scorso anno, i principali fondi di venture capital hanno “iniettato” la bellezza di 146 milioni di dollari nelle giovani azende operanti nel settore Food & Beverage, nel Belpaese le startup innovative legate al settore agroalimentare stanno vivendo una fase di vero e proprio boom.

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Sgnam, cibo a domicilio



Due universitari e un’impresa che diventa “vera”

Il team di Sgnam, il portale che permette di ordinare cibo a domicilio in base alla propria posizione,  all’origine era più che scarno: due soci, Lorenzo (studente di informatica) e Giovanni (studente di Economia). Abbiamo incontrato il primo a Nana Bianca e ci siamo fatti spiegare meglio cos’è Sgnam: un’idea nata come gioco, diventata “vera”.

Ordina a domicilio e risparmia: chi sono i vostri competitor?

«Il più grande è Justeat. Gli altri però si basano sui call center o sui pos, noi invece vendiamo il gestionale ai ristoranti e per primi abbiamo introdotto l’app, sia Ios che Android. Il 95% persone in Europa ordina ancora via telefono, noi stiamo cercando di far switchare da offline a online».

Ci sono elementi che vi contraddistinguono  nel rapporto coi clienti?

«Puntiamo molto sulla fidelizzazione, ad esempio facciamo 5 euro di sconto ogni dieci punti. Per di più, quando un ordine parte, viene ricevuto dal ristoratore in media entro dieci secondi, e lui comunica subito il tempo d’attesa stimato. La comodità non è per nulla paragonabile ai “vecchi” metodi».

Com’è l’avventura in Nana Bianca?

«Siamo arrivati a settembre e  in questi tre mesi siamo cresciuti molto: sia a livello di sito nuovo, che risorse, ci hanno aiutato anche con la costumer aquisition. Il team è raddoppiato: oltre a me e Giovanni ci sono una ragazza che si occupa della questione commerciale, e un altro programmatore».

Solo cose positive, insomma.

«Ci siamo anche scontrati con le difficoltà di tutti gli imprenditori: all’inizio credevamo sarebbe stata difficile l’affiliazione dei ristoranti, ma il 15% della richiesta arriva da loro. È stato più difficile il “salto” di iniziare a credere a un’idea che è una scommessa. Anche se stai facendo l’Università. Per fortuna qui impariamo proprio le cose più “pragmatiche”, facendole».

Uno dei fondamentali per entrare a Nana Bianca è l’innovazione. È qui la vostra forza?

«Noi ci poniamo come qualcosa che aiuta i ristoranti nella gestione degli ordini, non poniamo paletti. Stiamo riuscendo a portare nel digitale in una categoria tendenzialmente non informatizzata, quella dei ristoratori. E analizziamo bene il contesto: ogni città ha sue abitudini, bisogna studiare ambiente, persone, ristoranti. Bologna ad esempio è una città da tanti ordini, ma piccoli, Firenze è più turistica… Per quanto riguarda il monetizzare, invece, prendiamo una percentuale del 10% circa su ogni ordine, quindi noi guadagniamo solo quando il locale guadagna».

Qual è il futuro di Sgnam?

«Abbiamo bisogno di metriche precise per i futuri investitori, e anche di capire con che velocità riusciamo a crescere. Ad oggi siamo a più di seimila ordini, 3000 utenti registrati e ben fidelizzati: il 40% di chi ha usato il portale ritorna: per comodità, per gli sconti, per le raccolte punti che può usare in tutti locali della città».