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Facebook e le 57 startup acquisite

Dall’agosto del 2005, quando comprò il dominio Facebook.com, Mark Zuckerberg ha acquisito 57 startup: il social network ha fatto shopping negli USA, in UK e in Israele.

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Wearable device, la startup Lapsy è in prima linea in un settore in crescita

Che quello dei wearable device sia un trend è una realtà. E Lapsy, la startup fondata da Marco Malaguti, non se lo fa certo scappare. Marco in realtà ha una ditta di software che opera in molti settori. Proprio per questo ha avuto la possibilità di tenere sott’occhio il mercato. E di capire che il trend dei wereable device è in via di sviluppo, soprattutto negli Stati Uniti.

Ma cos’è esattamente Lapsy?

Un braccialetto: la mia ditta sviluppa app per la domotica e anche per questo abbiamo deciso di creare un oggetto che interagisse non solo tramite un’app, ma tramite il corpo umano.  Lapsy lavora tramite bluetooth, e ha un display a led attraverso cui comunica con l’utente: una volta messo fornisce informazioni  sia grazie alla sincronizzazione con altri device dell’utente, sia grazie al fatto che “vede” ciò che lo circonda.

Voi però non avete in mente di rivolgervi direttamente all’utente finale…

Abbiamo due possibili sviluppi di business: il primo è creare API per programmatori terzi. In questo caso il bracciale diventa utilizzabile da innumerevoli applicazioni in diversi settori, lo venderemmo quindi vendere a chi usa altri software. Il secondo è fornire Lapsy a grandi brand con funzionalità e design personalizzabili e lasciare che venga usato anche per il proximity marketing.

In questo, però, avete non pochi competitor…

Certo, in qualche modo cerchiamo di differenziarci, perché il nostro obiettivo è dare un gadget riutilizzabile, avendo la possibilità di veicolare informazioni in un momenti diversi a seconda del luogo dove ci si trova, in più con il bracciale interagiamo anche con l’impiantistica di casa o dei negozi creando un esperienza utente molto coinvolgente.

E per la privacy?

Non abbiamo problemi più grossi di quelli che potrebbero avere Facebook o Google. Ci tengo a precisare che noi ovviamente sviluppiamo il marketing, ma siamo partiti dall’idea di creare qualcosa che davvero rendesse la vita migliore e più semplice.

Quali sono state le vostre difficoltà “imprenditoriali”?

Per me che ero già imprenditore, iniziare a lavorare come startup ha portato principalmente vantaggi. Il modo di lavorare è diverso – banalmente siamo in un incubatore, a Modena – e lo viviamo come una risorsa. Prima sviluppavi un prodotto e lo tenevi nascosto finché non era finito: oggi invece siamo più “aperti” e tutti ci danno una mano da quando condividiamo il progetto. Rimane il fatto del tempo – che non è mai abbastanza – e degli investimenti da trovare. Ma per un vero imprenditore sono problemi “da tutti i giorni”.

 

Startup: news della settimana

In Italia si aiutano le startup, ma i giganti del web (Yahoo) se ne vanno. Intanto Facebook, la startup che ce l’ha fatta, compie dieci anni, Obama chiede alla Nazione di imparare a programmare e quattro ragazzi vincono Startup Weekend a Milano. Senza dimenticare che Microsoft ha un nuovo Ceo, Google ha venduto Motorola e Amazon ha comprato Double Helix.

1)   L’Italia agevola le startup

Il gruppo Uvet, leader italiano nel mondo dei viaggi, è entrato nella compagine societaria di Digital Magics, venture incubator. Insieme hanno lanciato “Open Innovation Advisory”, il programma di finanziamenti per startup nel settore del turismo. È partita anche la seconda edizione di Startup Revolutionary Road, che ha come ambizioso obiettivo raggiungere per lo meno i numeri 2013 per quanto riguarda i giovani coinvolti (20.000) e la creazione di 900 posti di lavoro, con maggior coinvolgimento di studentesse e Università del Sud. E poi, ve lo ricordate il bando ministieriale per startup che aveva fatto discutere tutti? Ne hanno discusso ancora, ma finalmente è stato sbloccato: gli aumenti di capitale previsti saranno “spalmati” su un anno. Sempre parlando di istituzioni, è uscita la Guida al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI per startup innovative o investitori.

Per saperne di più:

La Guida

Open Innovation Advisory

2) Ma Yahoo se ne va. In Irlanda.

Avete in mente quel paese che piace tanto alle società web, per “ragioni organizzative”. Si vocifera che a far compiere il grande salto sia stato proprio il fattore economico di cui si è parlato molto anche per la webtax. Dal 21 marzo il colosso va a Dublino. Le differenze per gli utenti non sono molte, ma sono stati tutti avvisati per questioni relative alla gestione dati.

Per saperne di più: Le faq di Yahoo sul trasferimento  

3)   Dieci anni di Facebook. Nel caso in cui non ve ne siate accorti, il Social Network di Zuckeberg ha fatto gli anni. Noi abbiamo cercato di ripercorrere le tappe della startup che ce l’ha fatta e ha lanciato Paper, l’app per le Social News.

     Per saperne di più: Facebook paper

4)   Diventa virale sul web il video in cui Obama chiede al popolo americano di imparare la programmazione. Intanto a Talent Garden vincono lo Startup Weekend di Milano quattro ragazzi che progettano telecamere di sicurezza intelligenti che sfruttano la tecnologia del 3D.

Per saperne di più:  I vincitori dello Startup Weekend a Milano

Obama chiede agli Usa di imparare a programmare

5)  Fuori dall’ Italia, intanto, Satya Nadella è il nuovo Ceo di Microsoft. Ci lavora dal 1992 e, col tempo, era diventato vicepresidente del settore Cloud. Secondo Bill Gates, “Nadella  ha una visione chiara sia di cosa saranno le nuove tecnologie, sia di quel che sarà meglio per il futuro di Microsoft. Intanto Google ha venduto Motorola a Lenovo, a soli due anni dall’acquisto, e Amazon ha comprato Double Helix, famoso studio del mondo dei videogiochi.

Per saperne di più: Techrunch

Per saperne di più: Il comunicato stampa di Microsoft

Happy Birthday Facebook, la startup che funziona

Nella settimana del suo compleanno, tutti hanno parlato del Social Network più famoso. Che non è altro che una startup vincente

Tutti i dati su Facebook, magistralmente raccolti in una bellissima infografica su Datamediahub, ci dicono che Mark ce l’ha fatta: ma come? Secondo Fabernovel, la forza del Social Network sta nella giusta articolazione di focus, (Zuckenberg è sempre stato concentrato sulla “big idea”, rendere il mondo più aperto e connesso), tecnologia (impeccabile) e la policy, che ha  mirato a un equilibrio tra libertà e controllo degli utenti. Anche gli altri elementi da startup non mancano: le fasi di evoluzione, dal test su un network ristretto (nel college) alla crescita scalare, al consolidamento.  Ma al di là di questo, a trasformare l’idea vincente nella startup del millennio sono stati anche… gli investimenti!

2004: Il primo a credere in Facebook è stato, come già ricordato, Peter Thiel, che sborsò 500k dollari.

2005: fu Accel Partners a rischiare 12,7 milioni dollari.

2006: Una cordata di Venture Capitalist, da Greylock Partners e Meritech Capital, arrivò a tirare fuori 27,5 milioni dollari, Tra i tanti giganti interessati, poi, ad accaparrarsi una quota del 1,6 % di Facebook per 240 milioni dollari fu Microsoft.

2008: Zuckenberg ammise che l’azienda stava cercando un modo per monetizzare il social network, e stava valutando il migliore. Nel tempo è stato evidente che il metodo stava nella pubblicità.

2009: Facebook comincia a comprare startup. La prima è FriendFeed, ideata da uno dei tecnici di Gmail. La squadra di startup comprate si allunga fino a comprendere la celebre Instagram, che gli contendeva il dominio fotografico.

2012: Facebook Ipo. La startup decide di quotarsi in borsa, e non tutto andò come – sembrava – avesse dovuto. Si arrivò, il 18 maggio 2012, a 38 dollari per azione, che per qualche settimana subirono un brusco calo fino ad arrivare ai 18. Il 30 gennaio 2014, forse un regalo in vista del compleanno?  le quotazioni sono salite al nuovo record storico di 61,77 dollari per azione.

What Else? Per ora, il compleanno di Facebook si è giocato tutto sull’emozionale, col mitico video che sintetizza i nostri anni su Facebook, ma ricordiamo che – come qualsiasi startup diventata impresa – Facebook avrà sicuramente altri assi nella manica. E il primo l’ha tirato fuori proprio nel proprio anniversario: è Facebook paper, l’app che guarda al mondo delle news online

Happy Birthday Facebook: 10 anni di Social Network

Nella foto, l’homepage di Facebook nel giorno del suo decimo compleanno

 

Nel giorno del suo compleanno siamo stati invasi da video e post sulla ascesa: è impossibile sottrarsi ai dieci anni del social network più famoso del modno 

Un nerd appassionato di pc ma abbastanza sveglio per intuire la genialità dell’idea di due gemelli, deluso dall’ennesima ragazza, fa il colpo del secolo inventando una piattaforma che faccia incontrare persone da tutto il mondo. Sembra la storia di Facebook, in realtà è solo la trama di “The Social Network”. Certo, ogni impresa ha il suo romanzo e la sua mitologia, ma come sono andate le cose?

1)      Intanto gli anni non sono dieci, ma quasi undici: era il 28 ottobre 2013 quando è nato Facemash, l’antenato di Facebook: sì, quello per cui Mark Zuckerberg violò il sistema informatico di Harvard per ottenere i dati.

2)      4/2/2004: “il vero compleanno”: ossia, nasce thefacebook.com. grazie alla collaborazione con Andrew McCollum ed Eduardo Saverin. È questa la piattaforma che gli ormai celebri gemelli Winklevoss considerarono un plagio.

3)      Il team di Facebook si trasferisce a San Francisco, e i primi finanziatori iniziano a girargli attorno. Il più nominato in assoluto? Peter Thiel, fondatore di PayPal. Ad agosto dello stesso 2004 diventò il primo business angel (nonché padrone del 10,2% dell’azienda) di Facebook, con un investimento da 500k dollari.

4)      Da startup a investor: Facebook non è solo la regina delle startup della Silicon Valley, ma ormai un gigante che acquista startup o idee considerate geniali. Un esempio? Instagram, che ha reso le immagini uno degli elementi fondamentali dell’azienda di Menlo Park.

Questi sono gli step basilari, che hanno reso Facebook una delle startup più famose del mondo (tendenzialmente, nel sentire comune, la seconda dopo Google). Come regalo di compleanno, il 30 gennaio, le sue quotazioni in borsa sono arrivate alle stelle  grazie al fatto che, negli ultimi tre mesi del 2013, gli utenti che accedono al social network da smartphone o da tablet hanno garantito un giro d’affari pari al 53%  del totale generato dalla società.