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Risparmio Super: nuove soluzioni dall’ecommerce per il settore food

Risparmio Super Team

Che le startup del food in Italia siano in continua crescita è un dato di fatto: secondo la nostra ricerca, il 38,9% delle startup di questo settore appartengono alla macro area dell’ecommerce.

 

Risparmio Super è protagonista di questo trend e sta cavalcando il successo: il sito di comparazione prezzi è anche un’app che porta vantaggi a tutti i coinvolti: utenti finali, marchi, catene di supermercati.

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Youdroop, la startup che porta il dropshipping in Italia

Youdroop

Simone Ricucci, ceo di Youdroop, è molto giovane ma ha un obiettivo chiaro: portare, grazie alla sua startup, il fenomeno del Dropshipping in Italia.

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Melpyou, il portale del no-profit

Emanuele e la nascita del volontariato 2.0

Startup: Business, Silicon Valley, nerd, developer.  No profit: volontariato, tempo libero, associazione, sociale. Se queste sono le prime cose che vi vengono in mente, sappiate che Melpyou è la startup che annulla gli stereotipi, dato che ha creato il volontariato 2.0.

39 è il numero delle startup a vocazione sociale (e anche il numero di anni di Emanuele, founder di Melpyou) inserite nel registro delle imprese innovative: se tutte le imprese rispondono a un bisogno, infatti, qualcuna lo produce però beni e servizi di utilità sociale.

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Startup neonata in Nana Bianca: Vino75

Dai fondatori di Scontodigitale, una nuova startup che usa un linguaggio “che parla ai sensi”

0,75 è l’unità di misura delle bottiglie di vino, ed è da qui che nasce il nome di una delle più giovani startup che hanno preso vita dentro Nana Bianca.

Vino75 è  nata giusto il 15 gennaio, ma a crearla sono stati Francesco, Diego, Andrea ed Elisa, già fondatori di Scontodigitale. L’idea è la creazione di uno store del vino, sganciandosi dai competitor classici: il target di Vino75 non sono gli intenditori, ma un pubblico non necessariamente esperto: per questo il sito cerca di rispondere ad esigenze più sensoriali che di conoscenza del dettaglio.

All’inizio sembra che – come tutte le startup, almeno dalle parole dei founder – Vino75 sia nata per caso: il classico produttore di vini che però “gira” attorno all’azienda causa amicizia di vecchia data.  E un giorno l’ipotesi buttata lì per caso: “Perché non proviamo a vendere vino di qualità online?”. Ovviamente non è solo così: alla base di Vino75 ci sono dati che parlano (come sempre):  le casse di vino in vendita su Scontodigitale, in mezzo agli aspirapolvere, avevano avuto più di 300 acquirenti in un anno. La base utenti grande ma non specifica del sito di flash sales ha portato all’approccio di Vino75: è stata quella la base della creazione di uno store del vino che si slegasse dai competitor “classici”.

Proprio la conoscenza dell’utente ha indirizzato la scelta di un linguaggio che parlasse ai sensi, più che alla tecnica: l’obiettivo del portale è anche far conoscere i prodotti sul portale attraverso azioni stratificate, grazie a cui gli user ricevono informazioni sempre più specifiche sui vini in questione – che spesso non si trovano nella grande distribuzione.

Insomma, una semplice idea che fa centro? Non proprio. I fondatori hanno le idee chiare su perché e come Vino75 funziona. Intanto, hanno scelto di fare qualcosa di complicato: è difficile convincere i grandi produttori a entrare nel mondo online, quindi le persone disposte a provarci non sono moltissime.

In questo caso non ci sono grossi player sul mercato (ma qualche competitor diretto sì, come Tannico). Ma la start up nata a Nana Bianca punta molto anche sulla tecnologia fatta in house, che permette la scalarità e la semplificazione completa dei processi gestionali e amministrativi.

L’ultima carta vincente di Vino75 è – nell’era dello storytelling, fondamentale – il saper raccontare ai propri clienti una storia, fatta di cultura, arte e made in Italy. E grazie al proprio know-how, sta già meditando nuovi algoritmi per offrire al cliente l’offerta giusta, nel momento migliore.

YouDroop e l’evoluzione dell’e-commerce

Le aziende e il dropshipping, un guadagno per tutti

Simone, come è nato YouDroop?

«Dopo l’Accademia Militare, mi trovavo in un periodo della mia vita diverso da quello che avevo vissuto sino ad allora. Io sono un’amante dell’ecommerce, mi sarebbe piaciuto lavorare in quell’ambito, ma non avevo mezzi e materiali per farlo: tenere un magazzino comporta spese esorbitanti. Allora ho iniziato a documentarmi online e ho scoperto il mondo del dropshipping. È una tecnica nata negli Stati Uniti d’America che si applica alla classica triangolazione produttore –rivenditore –cliente. In questa avrei dovuto inserirmi come rivenditore, quindi avere a disposizione la merce da parte dei fornitori. E mi sono detto: perché non mettere in contatto rivenditori e fornitori? Insomma, avendo vissuto sulla mia pelle le difficoltà dei rivenditori, ho deciso di fermarmi e dar vita a una struttura che unisse questi aspetti, creando un marketplace che mettesse in contatto rivenditori e fornitori».

Come funziona YouDroop?

«I fornitori caricano sulla piattaforma i prodotti, che vengono esportati sul loro ecommerce – oppure su eBay. Una volta che il rivenditore riesce a “piazzare” il suo prodotto, rientra all’interno di YouDroop ed effettua l’ordine al fornitore, che, anziché spedire al rivenditore, invia la merce direttamente ai clienti finali».

Quali sono i vantaggi del Dropshipping?

«È un elemento anticrisi, perché rientra nella mentalità “I win, you win”. In questo caso chiunque è coinvolto guadagna, perché i fornitori trovano i rivenditori, ma anche tanti canali diversi di vendita. Dal suo punto di vista invece il rivenditore è avvantaggiato perché non ha costi di magazzino. Inoltre c’è posto anche per i tanti a partita Iva, che possono operare nel portale: insomma, rispondiamo al bisogno del mercato com’è oggi».

Quali sono state le difficoltà a livello imprenditoriale?

«Non è stato semplice trovare persone con la giusta competenza soprattutto per la complessità tecnica che richiede la realizzazione di un progetto del genere. La forza della mia idea sta invece nella qualità, e il punto chiave di YouDroop è proprio che parte dal basso, dalla crisi, per aiutare le imprese a risollevarsi. Il Dropshipping è  business del futuro, il salvagente per le imprese. All’inizio avevamo ci trovavamo in difficoltà anche perché ci trovavamo davanti imprese italiane tecnologicamente poco avanzate, ma col tempo questo gap si sta colmando».

E i competitor?

«Ne abbiamo uno solo, in USA: Doba. Il primo anno ha chiuso a 200.000 euro di fatturato, dopo tre anni è arrivata a 5 milioni. I nostri competitor europei invece sono per lo più indiretti, esclusivamente software gestionali, non portali. Proprio la complessità di realizzazione tecnica di un progetto del genere, è un punto a nostro favore verso eventuali competitor».

Cosa  vedi nel futuro di YouDroop?

«Sicuramente l’avvio campagne marketing, e la traduzione in lingua inglese, seguiti dall’espansione sul mercato europeo. L’Italia è un bel trampolino di lancio, ma non vogliamo fermarci qui qui perchè le ambizioni e le richieste sono internazionali. Siamo infatti diventati una Limited Company che ci garantisce più flessibilità sul mercato».