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Di cosa parliamo quando parliamo di startup

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E’ molto imbarazzante entrare in una conversazione in cui tutti usano una terminologia a voi sconosciuta. Data la quantità di termini riguardanti il mondo delle startup, è utile un glossario che durante eventi e networking, o se vi state avvicinando a questo mondo, aiuti a non perdersi durante le conversazioni. Eccolo!

Investimenti in Equity Fundraising: ecco i 4 Paesi più interessanti secondo SiamoSoci

Qualche settimana fa  abbiamo parlato di equity crowdfunding e di quanto incida, come giro di affari, a livello globale. Abbiamo anche detto che, secondo l’ultima ricerca pubblicata da Thomson Reuters, nel 2013, in tutto il mondo, sono stati investiti in questo segmento, 774 miliardi di dollari, mentre, secondo l’information provider Preqin, ne sarebbero stati investiti “solo” 431 miliardi. Questi dati, però, a noi di SiamoSoci non bastavano e abbiamo deciso quindi di fare ulteriori e più approfondite ricerche per vederci chiaro. Oggi condividiamo con voi questi dati, con l’obiettivo di dare sempre maggiore trasparenza al settore italiano dell’equity crowdfunding e dell’imprenditoria innovativa.
 
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Sailogy, un modello già vincente per un nuovo business

Manlio, ex direttore marketing in Ferrari, è oggi Ceo di Sailogy, piattaforma di prenotazione per gli amanti dei viaggi in barca

Manlio, quella di Sailogy sembra un’avventura: lasciare il certo per l’incerto, per poi fondare un’impresa di successo.  È stato così?

«Diciamo che l’”idea” di Sailogy è nata da una necessità: io sono un turista che ama prenotare vacanze in barca, cosa che – fino all’arrivo di Sailogy – era difficilissima: il mercato era frammentato, per accedere a questo mondo bisognava essere molto esperti e avere le giuste conoscenze. Era evidente il bisogno di una piattaforma più efficiente. Io ero direttore marketing in Ferrari, ma avevo il desiderio di fondare “qualcosa di mio” ».

Perfetto, questa era l’idea. Tu però hai fondato un’impresa: quali sono stati i passaggi più importanti?  

«Fondare una startup, lasciando un lavoro ben avviato; è una cosa rischiosa e complicata. Per sei mesi ho fatto due lavori: tornavo a casa la sera e lavoravo fino alle tre del mattino. Dopo qualche mese, ero pronto per presentare il business plan ai primi investitori. Sono partito da un crowdfunding artigianale coinvolgendo persone che conoscevo. Quando ho capito che credevano in me e nel mio progetto ho lasciato il mio lavoro. Nel frattempo in quei mesi mi ero fatto affiancare da una persona che, full time, sviluppasse l’ idea di business: andava a parlare con società di charter, e valutava tutti i “numeri”, come ad esempio il prezzo medio del noleggio».

Da imprenditore, dove hai riscontrato le difficoltà maggiori nel fondare la tua startup?

«A volte la cosa più difficile all’inizio è il rapporto con gli investitori. Perché le persone che devono investire sul tuo progetto, specie in Italia, spesso hanno richieste inapplicabili a una startup. Devi soddisfare requisiti che potrebbe soddisfare un’impresa che ha cinque anni di sviluppo, non una di 5 mesi. Spesso la soluzione è affidarsi agli Angel Investor, che hanno profili più imprenditoriali, quindi più affini a te».

Sailogy in breve: cos’è, come e perché funziona?

«Non ci siamo inventati niente: è solo un sistema di prenotazione di un prodotto che c’è già. Facciamo quel che hanno fatto Booking o Venere 15 anni fa, rivoluzionando il mercato degli hotel. Ora il loro servizio è qualcosa che noi diamo per scontato, ma nel mondo delle barche a vela  non lo è , anzi: per prenotare una barca oggi bisogna passare in agenzia, o mandare un fax, chiedere preventivi… proprio come succedeva nel settore alberghiero, ma vent’anni fa. Sailogy funziona perché l’utente finale trova subito barche prenotabili in tempo reale, e non deve affidarsi all’amico che aveva conosciuto uno skipper l’estate prima».

E i tuoi competitor?

«In Italia ci sono molte ottime agenzie specializzate in charter, ma funzionano tutte offline. All’estero qualche competitor nasce, anche con business model diversi, ma solo il tempo ci dirà quale era il migliore. In Germania c’è una società un po’ più orientata alla convenienza del prezzo, mentre noi puntiamo di più sulla qualità. Ci sono anche 2 player, uno americano, l’altro greco che fanno peer to peer. Noi non crediamo sia il momento:  sarebbe come se, nel settore alberghiero, fosse nato prima Airbnb e poi Booking».

La tua impresa sta crescendo ancora, cosa la aspetta?

«Per Sailogy è il momento di scalare il business. Nello specifico i modi saranno tre: tradurremo in italiano, tedesco (la Germania è il maggior mercato in Europa) e spagnolo (dato che il mercato è grande e non presidiato). In parallelo continueremo l’ampliamento della flotta, cercando di eliminare la stagionalità che è un po’insita nel nostro dna, ma dobbiamo vendere 12 mesi l’anno. È un obiettivo che stiamo già raggiungendo, dato che le ultime 47 destinazioni aggiunte negli ultimi quattro mesi spaziano dal Messico ai Caraibi, tutte destinazioni invernali. Ultimo, ma non meno importante, sarà espandere il servizio di vendita: se oggi vendiamo solo il noleggio della barca, il nostro obiettivo sarà poi vendere il viaggio intero: aereo, assicurazioni, tutto ciò che serve per completare il viaggio».