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Sogni di startup: essere Supercell, regina dei videogiochi su Mobile

Un nome, Supercell, e due numeri: 132, quello dei dipendenti, 900 sono i milioni di dollari di fatturato. Parliamo di una delle startup più importanti nel mondo dei videogiochi sui dispositivi mobili che, dopo la partenza sui dispositivi Apple, nel 2012, aveva poi lanciato anche su Android Clash of Clans e Hay Day. E ci sono novità in arrivo: non solo nel senso di un nuovo gioco in arrivo, ma anche il fatto che, secondo il Financial Times,  Clash of Clans è in cima alla graduatoria dei giochi per dispositivi Apple a maggiore crescita negli Usa. E Hay Day è quarto. Anche i dati di bilancio appena presentati fanno noitizia:  il fatturato 2013 è salito a 892 milioni di dollari, il 783 per cento in più dei 101 milioni del 2012.

Non sappiamo se il loro modello sia proprio Supercell o altri grandi della tradizione italiana, come Mangatar, che a dicembre aveva convinto Microsoft a finanziare la conversione del gioco Dengen Chronicles per Windows Phone. Quel che è certo è che anche su SiamoSoci c’è non solo chi sogna risultati del genere, ma anche attraverso lo stesso mezzo: i videogiochi.

C’è FunGo, che utilizza la geolocalizzazione come strumento per definire la strategia del gioco: in base ai check-in e ai mi piace, permette di cambiare le dinamiche del gioco e consente all’utente di entrare in una web-community. Questa startup ha trovato proprio su SiamoSoci le prime risorse per spiccare il volo.

E poi Balzo produce giochi originali – o ispirati ai giochi classici – dall’interno dell’acceleratore Nana Bianca: su SiamoSoci sentirete presto parlare di questi ragazzi che hanno deciso di dare sempre più spazio e visibilità alla loro passione per i videogame, al punto di lasciare il posto fisso e fondare la loro azienda.

Non ultima la new entry Abacus, da poco alla ricerca di soci che sposino il suo progetto: lo spin off della Vecchi Editore ha come ambizioso obiettivo la creazione una realtà che unisca le competenze pluriennali sviluppate nel mondo tradizionale dell’editoria (specialmente rivolta ai bambini) e le tecnologie sviluppate nel mondo digitale (eBook e App).

Sgnam, cibo a domicilio



Due universitari e un’impresa che diventa “vera”

Il team di Sgnam, il portale che permette di ordinare cibo a domicilio in base alla propria posizione,  all’origine era più che scarno: due soci, Lorenzo (studente di informatica) e Giovanni (studente di Economia). Abbiamo incontrato il primo a Nana Bianca e ci siamo fatti spiegare meglio cos’è Sgnam: un’idea nata come gioco, diventata “vera”.

Ordina a domicilio e risparmia: chi sono i vostri competitor?

«Il più grande è Justeat. Gli altri però si basano sui call center o sui pos, noi invece vendiamo il gestionale ai ristoranti e per primi abbiamo introdotto l’app, sia Ios che Android. Il 95% persone in Europa ordina ancora via telefono, noi stiamo cercando di far switchare da offline a online».

Ci sono elementi che vi contraddistinguono  nel rapporto coi clienti?

«Puntiamo molto sulla fidelizzazione, ad esempio facciamo 5 euro di sconto ogni dieci punti. Per di più, quando un ordine parte, viene ricevuto dal ristoratore in media entro dieci secondi, e lui comunica subito il tempo d’attesa stimato. La comodità non è per nulla paragonabile ai “vecchi” metodi».

Com’è l’avventura in Nana Bianca?

«Siamo arrivati a settembre e  in questi tre mesi siamo cresciuti molto: sia a livello di sito nuovo, che risorse, ci hanno aiutato anche con la costumer aquisition. Il team è raddoppiato: oltre a me e Giovanni ci sono una ragazza che si occupa della questione commerciale, e un altro programmatore».

Solo cose positive, insomma.

«Ci siamo anche scontrati con le difficoltà di tutti gli imprenditori: all’inizio credevamo sarebbe stata difficile l’affiliazione dei ristoranti, ma il 15% della richiesta arriva da loro. È stato più difficile il “salto” di iniziare a credere a un’idea che è una scommessa. Anche se stai facendo l’Università. Per fortuna qui impariamo proprio le cose più “pragmatiche”, facendole».

Uno dei fondamentali per entrare a Nana Bianca è l’innovazione. È qui la vostra forza?

«Noi ci poniamo come qualcosa che aiuta i ristoranti nella gestione degli ordini, non poniamo paletti. Stiamo riuscendo a portare nel digitale in una categoria tendenzialmente non informatizzata, quella dei ristoratori. E analizziamo bene il contesto: ogni città ha sue abitudini, bisogna studiare ambiente, persone, ristoranti. Bologna ad esempio è una città da tanti ordini, ma piccoli, Firenze è più turistica… Per quanto riguarda il monetizzare, invece, prendiamo una percentuale del 10% circa su ogni ordine, quindi noi guadagniamo solo quando il locale guadagna».

Qual è il futuro di Sgnam?

«Abbiamo bisogno di metriche precise per i futuri investitori, e anche di capire con che velocità riusciamo a crescere. Ad oggi siamo a più di seimila ordini, 3000 utenti registrati e ben fidelizzati: il 40% di chi ha usato il portale ritorna: per comodità, per gli sconti, per le raccolte punti che può usare in tutti locali della città».