Sharing economy e startup: si può fare!

Dopo il rilascio del nuovo regolamento per l’equity crowdfunding, che ha visto impegnate le piattaforme e la Consob per diversi mesi, ora il legislatore si sta avvicinando ad un altro tema importante per la crescita delle startup: la sharing economy.

Come dichiara al Sole 24 ore la prima firmataria della proposta di legge, la deputata Veronica Tentori, si tratta di un fenomeno sfaccettato al quale è complesso attribuire una definizione unitaria, vista la grande varietà di settori cui è applicabile. Per questa ragione la proposta, che punta ad essere apripista in Europa, si concentra su tre punti:

  • dividere le attività svolte in modo occasionale da quelle stabili, escludendo qualunque forma di subordinazione, controllo o definizione di tariffe obbligatorie
  • affidare all’Antitrust il compito di vigilare sulle piattaforme
  • affidare alle piattaforme il compito di svolgere da sostituto d’imposta e garantire l’aliquota agevolata del 10% fino a 10.000 Euro per ciascun utente che presta servizi

Queste tre prime indicazioni in materia rendono un grande servizio alle molte startup che operano nel segmento della sharing economy: fissano i confini delle loro attività e permettendo di stabilire con gli altri operatori e, prima ancora, con i propri utenti delle relazioni chiare, sotto il profilo delle responsabilità e dei guadagni.

Startup come Gnammo, attiva nel social eating, e Guide Me Right, nel turismo esperienziale, avevano già posto la questione dello spazio da garantire all’economia dell’innovazione, rispondendo con codici di autoregolamentazione nel tentativo di non essere risucchiate dal vortice di Uber. Questa proposta di legge allinea le piattaforme e garantisce anche gli investitori che scommetono nella crescita di queste startup, anche se, naturalmente, saranno poi i regolamenti attuativi a fare la differenza e a permettere la crescita effettiva delle singole startup.