Lavoro in proprio: le startup in prima linea

Nella foto, l’Hompage dello speciale del Corriere della Sera sull’autoimpiego

Il mettersi in proprio salva l’Italia? Secondo qualcuno sì. E su questo le startup supportate da SiamoSoci non sono seconde a nessuno

Non so se avete mai visto Un boss in incognito. Si, quel programma in cui un top manager si traveste e va a lavorare con i suoi operai. O chiunque siano, insomma, condivide le ore di lavoro coi suoi dipendenti. Il 10 febbraio è andata in onda una puntata in cui Paolo Penati, top manager di Qvc teneva un discorsetto – un po’ paternalistico, ok – a un giovane dipendente dandogli del rassegnato perché felice di aver trovato il posto fisso.

Anche uno dei maggiori quotidiani nazionali è da poco uscito con uno speciale sull’autoimpiego. Non nascondono anche attraverso altri articoli la propria convinzione che a salvare un mondo del lavoro definito in crisi e precario da tempo immemore ci vorrebbe un po’ di spirito d’iniziativa. E il ribellarsi all’idea della sicurezza a tutti i costi.

In questi casi è facile che emerga il concetto di startup, ed effettivamente SiamoSoci è popolata da tantissimi imprenditori che hanno deciso di abbandonare il “posto fisso” per credere nella propria impresa: come Manlio, ex marketing manager di Ferrari, che – dopo mesi di doppio lavoro – ha deciso di dedicarsi completamente a Sailogy, il suo marketplace per il noleggio delle imbarcazioni.

Qualcun altro invece ha sempre avuto uno “spirito imprenditoriale” latente – come Gerard, di BringMe, che già prima di dedicarsi ai progetti sul carpooling si occupava di immobli. Non ultimi vengono coloro che sono stati in grado di leggere i segnali del mercato  e innovare la propria impresa, che esisteva già, da Marco, ideatore di Lapsy, a Lorenzo MInoli, che col figlio Stefano ha dato vita a GypsyMovies.

Insomma, se il mettersi in proprio è una delle chiavi che farà svoltare l’Italia, SiamoSoci e le sue startup sono in prima linea.

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