Arriva Pony Zero, l’impresa del futuro

Marco, Davide e la trasformazione di un sistema

Non sempre le idee nascono là dove ce lo aspettiamo: può succedere che a portare il futuro sotto i nostri occhi siano le persone più insospettabili. Ad esempio un ragazzo laureato in lettere che anziché lamentarsi della crisi e del problema dell’insegnamento in Italia, lascia il posto da docente e  investe nell’idea di qualcosa di utile per tutti.

Marco, come è nata Pony Zero?

«Intanto non ero solo: fin dall’inizio con me c’è stato Davide Fuggetta che si occupava di logistica nell’ambito dei trasporti e ha portato con sé tutta la sua esperienza precedente. Con lui ho iniziato a pensare a un’esperienza che andasse incontro alle problematiche delle città contemporanee, come le polveri sottili, e la conseguente preoccupazione per la salvaguardia ambientale».

Perché l’idea è vincente?

«Sicuramente a funzionare è il connubio tra il vantaggio di un servizio efficace ed economico e che allo stesso tempo ha a cuore temi attuali e importanti. Con i nostri zaini impermeabili e con le nostre speciali bici cargo riusciamo a trasportare qualsiasi tipo di materiale. L’impresa funziona nel momento in cui c’è un vantaggio per l’imprenditore, grazie al servizio snello e ai costi di gestione bassi, e per il cliente, grazie alla riduzione delle tempistiche ed ai costi ridotti. In questo caso è anche chiaro il vantaggio per la collettività: per questo Pony Zero è il futuro, siamo nel pieno della trasformazione di un sistema che interpretiamo perfettamente».

Da imprenditore, dove hai trovato le difficoltà maggiori?

«Credo che la fatica di Pony Zero risieda anche nel suo operare a livello “culturale”. Abbiamo dovuto vincere la resistenza di chi, all’inizio, non credeva che fosse possibile davvero offrire un servizio migliore. I clienti che hanno iniziato ad usarci, più di 300, sono stati immediatemente fidelizzati grazie all’efficacia ed economicità del servizio stesso. Un altro grande ostacolo è stato la burocrazia. In Camera di Commercio, ad esempio, non sapevano neanche come iscriverci, e abbiamo avuto problemi a livello di assicurazioni ma ora è tutto risolto, per altro Reale Mutua Assicurazioni ha deciso di essere nostro sponsor».

In che mercato si è inserito Pony Zero?

«Il nostro mercato di riferimento è veramente enorme, si parla di un totale di 27 miliardi di euro, di cui 2,7 riguardanti solamente il settore urbano, che è il nostro core business. Basta pensare al confronto con un furgone, di cui bisogna pagare ammortamento, ztl, bollo, assicurazione, benzina, e alle nostre biciclette cargo che costano dai 1000 ai 3000 euro: il costo arriva sino a  20 volte meno, e il furgone diventa “reo” di una perdita di efficienza clamorosa».

In che direzione va ora Pony Zero?

«Intanto siamo in via di espansione per la replica del modello nelle maggiori città italiane, in particolare Roma. E stiamo progettando un servizio di consegne interurbane super-express a impatto quasi zero, tramite alcune partnership, per esempio quella con Italo Treno ora nella sua fase conclusiva: il taglio alla spesa media delle consegne in giornata (che sfiorano i 2-300 euro) potrebbe essere davvero  notevole».

Per saperne di più su Ponyzero,

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